Opere bloccate e trasparenza dimenticata: il bluff dello sblocca cantieri

Focus

Il decreto che avrebbe dovuto rilanciare gli investimenti pubblici e privati è già in una palude. E si alzano le critiche di tutti i soggetti interessati

Più passano le ore e più il decreto sblocca cantieri, che doveva rappresentare la risposta del governo allo stallo manifestato sulla Tav, sta rivelando tutti i suoi limiti. Limiti dettati da rilevanti problemi di fondo (che hanno portato tutte le categorie interessate a bocciare il testo del provvedimento) e dal rinnovato scontro nella maggioranza di governo tra Lega e Cinque Stelle. Scontro che ha costretto il governo approvare il decreto “salvo intese”, una formula che vuol dire tutto e niente, già utilizzata in passato con il decreto dignità, il cosiddetto spazzacorrotti e il decreto Genova.

“Una formula – ha scritto la deputata del Pd Raffaella Paita, capogruppo in commissione Trasporti – che nasconde uno scontro furibondo tra Conte e Giorgetti su tutto: opere da sbloccare, commissari da individuare, incentivi, condono mascherato e speculazioni edilizie”. E’ lo stesso Conte, sottolineando che “l’elenco delle opere da sbloccare non c’è perché se ne occuperanno i commissari”, a confermare di fatto questa tesi.

Se si entra nel merito di quando scritto, la situazione è ancora più allarmante. “Il governo – fa notare Chiara Braga, capogruppo dem in commissione Ambiente – sta mettendo in scena l’ennesimo bluff. Dopo aver bloccato più di 600 opere non hanno idea di come far ripartire gli investimenti pubblici e privati e, intanto, trasmettono da mesi un messaggio deleterio di incertezza al Paese e agli investitori. Altro che far ripartire i cantieri: molte stazioni appaltanti hanno fermato progetti e gare in attesa di come cambieranno le regole”. La partita, infatti, è tutt’altro che chiusa. E se per Conte la mediazione è stata trovata, per Salvini, che spinge per un coinvolgimento anche dei lavori in affidamento ai privati, contro il volere dei Cinque Stelle, “i lavori sono ancora in corso”.

Ma se il buongiorno si vede dal mattino, non c’è di che gioire. Come fanno notare in un documento i senatori del Pd, “sono 49 le grandi opere sopra i 100 milioni di euro bloccate sul territorio nazionale per un valore totale di circa 49 miliardi di euro segnalate al sito sbloccacantieri.it. Si tratta principalmente di grandi interventi di collegamento e di ammodernamento di infrastrutture esistenti per migliorare la competitività dei territori. Ma vi sono anche importanti opere per la mobilità dei pendolari e per la salute e sicurezza dei cittadini come strutture ospedaliere e grandi progetti di contenimento del dissesto idrogeologico”.

Le grandi opere bloccate sono concentrate maggiormente al Nord (24 opere per un totale di oltre 29 miliardi di euro), ma anche nel Centro-Sud lo stop dei cantieri ha un forte impatto economico e sociale per il territorio: 10 opere del valore totale di 9,3 miliardi al Centro Italia e 15 interventi per 9,9 miliardi di euro nel Mezzogiorno. “Dallo sblocco di queste opere – si legge nel documento – deriverebbe una ricaduta positiva sull’economia pari a 172 miliardi di euro e una spinta all’occupazione con la creazione di 760mila posti di lavoro”. Per non parlare dei fondi europei già stanziati (circa 1,5 miliardi di euro) che andrebbero letteralmente in fumo.

“L’unica cosa certa – attacca Braga – su cui Lega e M5s marciano uniti è l’indifferenza alle regole e alle norme che garantiscono trasparenza e lotta alla corruzione: appalti senza gara pubblica anche per importi elevati, il massimo ribasso torna ad essere la regola e si cancellano le norme che vietano la stortura dei subappalti incontrollati dove spesso si infiltrano le mafie. Per non parlare dell’idea di far ripartire l’edilizia privata con l’ennesimo regalo agli speculatori e un nuovo condono”.

Una posizione su cui concordano quasi tutti. Secondo il presidente Legacoop Carlo Zini “il testo non è all’altezza delle anticipazioni”, per il presidente dell’Ance Gabriele Buia “le misure sono deludenti e la volontà di cambiare pagina con regole chiare e procedure veloci e trasparenti non emerge”. Anche i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil non esitano a parlare di bluff: “Il decreto che avrebbe dovuto sbloccare i cantieri e far ripartire le opere viene utilizzato dal governo solo per colpire e disarticolare il Codice degli Appalti negli aspetti più essenziali, che sono la prevenzione, il contrasto alla corruzione e alla penetrazione delle mafie, l’applicazione del principio di concorrenza e trasparenza, la tutela dei diritti dei lavoratori”. Anche per Confindustria “è inaccettabile” la sostanziare reintroduzione del criterio del massimo ribasso per l’assegnazione degli appalti.

La retorica del governo, insomma, si scontro con la realtà. E la realtà sembra non smuoversi da un punto: i cantieri non verranno sbloccati, le opere restano inchiodate. Con un’aggravante: il cedimento sul piano della trasparenza e della legalità.

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