“Opposti non Complementari”, l’infanzia rubata ai bambini d’Oriente e Occidente

Focus

Sabato l’inaugurazione dell’esposizione fotografica che mette al centro dell’attenzione i bambini che fuggono dalla guerra e quelli che affollano i concorsi di bellezza. Due realtà opposte, entrambe nel segno della privazione

Inaugura sabato 22 ottobre alle 17, alla Civica Galleria d’arte contemporanea Filippo Scroppo di Torre Pellice a Torino, la mostra fotografica “Opposti non complementari”, curata da Andrea Balzola, che espone gli scatti di Barbara Balocchi e Jean-Claude Chincheré. Il tema della rassegna è quello di mostrare gli opposti di un’infanzia ugualmente negata: quella dei bambini martoriati dalla guerra, che li ha privati di qualsiasi cosa, e quella dei loro coetanei americani, costretti dai genitori a partecipare a concorsi di bellezza. Due poli antitetici che rappresentano due modalità diverse di privazione.

La fotografa Barbara Balocchi, classe 1982, testimonia attraverso le sue foto a colori la realtà delle bambine statunitensi agghindate come bambole senz’anima da genitori scriteriati:

schermata-10-2457682-alle-17-18-47“Negli USA esistono 25 000 concorsi e 3 milioni di piccole concorrenti. Il corpo della bambina perde la sua reale identità, diventando qualcosa di più simile ad un oggetto, un piccolo automa da allenare e istruire, cercando di trasformarlo in macchina per produrre sodi” afferma la fotografa, e la reale entità del problema, oltre che dai numeri, è data dal fatto che spesso questi minori vengono sottoposti a vere e proprie violenze fisiche, che si aggiungono a quelle mentali, come le iniezioni di botox per modellare i piccoli corpi e predisporli alle competizioni.

 

 

Dal lato opposto ci sono gli scatti che ritraggono la schermata-10-2457682-alle-17-35-12tragedia della guerra: l’autore è il ventitreenne valdostano Jean-Claude Chincheré, che fa il pendolare tra Torino, città dove studia, e Beirut, dove è nato, per ritrarre i volti e i corpi dei bambini siriani che abitano nei campi profughi libanesi. Le sue fotografie in bianco e nero si contrappongono al kitsch tetro e grottesco di quelle delle bambine americane.
Ma nonostante ciò, nei volti di questi piccoli esseri umani è possibile ancora riscontrare una scintilla: come spiega il curatore della mostra Andrea Baizola, si tratta di “un’energia vitale…che oltrepassa le sbarre invisibili che li imprigionano”.

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