Orban, l’anti-italiano con cui Salvini vuole “cambiare l’Europa”

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Il padrone d’Ungheria è il manifesto vivente di tutto ciò che ha reso l’Europa così fragile: l’egoismo e il cinismo politico

Un’Europa capovolta rispetto a come se la sono immaginata più di sessant’anni fa i padri fondatori. E’ questo quello che ha in mente Matteo Salvini. Un’Europa fatta di muri, diffidenze, paure, frontiere. Antitetica all’idea di Continente aperto e pacifico, che punta ad un’integrazione politica, sociale e culturale. Da anni ormai tutti gli osservatori, parlando dell’Unione Europea, fanno riferimento ad un limbo, da cui si può uscire tornando indietro o lanciandosi in avanti. La Lega, vero socio di maggioranza della squadra di governo gialloverde, ha scelto la prima via, quella dell’inversione di marcia.

Non si potrebbe spiegare altrimenti l’ostentata beatitudine con cui Salvini ha riferito della sua “lunga chiacchierata con Viktor Orban“, il primo ministro ungherese, conosciuto per essere a capo, ormai ininterrottamente da otto anni, del governo più liberticida d’Europa. Proprio nelle ore in cui, nel Mezzogiorno d’Italia in pochi piangevano la morte di un sindacalista originario del Mali ucciso a fucilate, il ministro dell’Interno italiano chiacchierava amabilmente con chi ha individuato negli immigrati il capro espiatorio contro il quale scatenare la rabbia e le paure della gente, per poi lucrarne consenso.

Non una telefonata di cortesia (a proposito, non si capisce perché debba essere il capo del Viminale a parlare con il primo ministro di un altro Paese, invece che il suo pari grado Giuseppe Conte, ma questa è un’altra storia), ma una vera e propria intesa “per cambiare finalmente le regole dell’Unione Europea”, come ha detto l’esultante Salvini.

Vediamole, allora, queste regole. Dal punto di vista interno, Viktor Orban è passato alla storia per leggi che hanno progressivamente limitato la libertà di stampa e di opinione, che hanno minato alla base l’azione (e qualsiasi tipo di finanziamento) delle opposizioni, che hanno fatto attecchire, nell’opinione pubblica, la paura del migrante in quanto tale, dipinto alternativamente come invasore islamico o scroccone nulla facente. Dal punto di vista delle “regole” che l’Ungheria si è imposta (e ha imposto all’Europa) in materia di convivenza europea, la situazione è ancora peggiore. Andando contro, appunto, tutte le regole dell’Unione, Orban ha promosso e realizzato un referendum farsa, in cui la popolazione magiara si è opposta alla redistribuzione delle quote di migranti (dipinta nel quesito referendario come una minaccia agli usi e ai costumi del popolo ungherese), grazie al quale si è fatto forza per respingere le richieste di collaborazione da parte di Bruxelles. E’ stato il primo, insomma, ad andare contro gli interessi dell’Italia. Che per capire perché è stata lasciata sola sul dossier migranti, lo sguardo lo deve rivolgere, in primis, a nord-est, ovvero al gruppo di Visegrad (composto, oltre che dall’Ungheria, anche da Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia).

Cambiare l’Europa insieme a Orban, quindi, vuol dire non solo andare contro i valori che stanno alla base della stessa, ma porsi contro l’Italia. E’ grazie anche ai miliardi che arrivavano da Roma, infatti, che Orban ha potuto usufruire di finanziamenti comunitari, che gli hanno consentito di risollevare (un minimo) un Paese che era economicamente sull’orlo della bancarotta. Ma quando è stato il momento di “ricambiare il favore” sull’emergenza profughi, ha preferito chiudere l’Ungheria dentro un recinto.

Ecco cosa significa “cambiare l’Europa” secondo il disegno di Orban. Tutto ciò di cui l’Italia non ha bisogno. Ma questo Salvini e Di Maio fanno finta di ignorarlo.

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