Orban minaccia l’Europa, populisti e popolari in ordine sparso

Focus

Per la prima volta il Parlamento europeo vota per attivare l’articolo 7 del Trattato contro l’Ungheria. Salvini e Berlusconi con Orban, M5s contro (per ora)

“Ho accettato compromessi in passato, ma ora volte buttare tutto alle ortiche. State dando un colpo molto grave al dialogo costruttivo. Non accetteremo che le forze pro-migrazione ci ricattino, non cederemo, difenderemo le frontiere e fermeremo la migrazione clandestina. Anche contro di voi se è necessario“. Sono solo alcune delle frasi pronunciate nell’Aula dell’Europarlamento di Strasburgo da Viktor Orban, nel corso di un intervento dai tratti drammatici. E’ questo il contesto con cui, per la prima volta nella storia, il Parlamento europeo si accinge a votare una risoluzione che chiede di attivare l’articolo 7 del Trattato contro l’Ungheria. Un atto durissimo, che viene utilizzato soltanto in casi estremi per “un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori europei”

Il rapporto stilato dall’eurodeputata olandese Judith Sargentini (Verdi) esprime le “preoccupazioni” del Parlamento sul “funzionamento del sistema costituzionale ed elettorale”, “l’indipendenza della giustizia”, “la corruzione e i conflitti di interesse” o varie libertà individuali come il diritto dei richiedenti asilo. Una relazione che, secondo Orban, “contiene 37 errori”. E ha poi tuonato: “Le decisioni ungheresi sono prese dagli elettori nelle elezioni: non potete credere che il popolo ungherese non sappia cosa sia meglio per il suo interesse”, ha detto il primo ministro, rivendicando differenze di visione sulla natura cristiana dell’Europa, il ruolo delle nazioni, la famiglia e l’immigrazione.

Musica per le orecchie di Matteo Salvini, che ha già dichiarato che il suo gruppo voterà contro la risoluzione. “Voteremo in difesa di Orban, l’Europarlamento non può fare processi ai popoli e ai governi eletti”. Un refrain che sembra richiamare lo stesso motivetto utilizzato dal leader della Lega contro i giudici che hanno aperto le indagini su di lui in merito alle storture della vicenda della nave Diciotti. Anche in quel caso Salvini, violentando i principi costituzionali e dimenticandosi di essere stato eletto con il 17% e di aver formato un governo diverso da quello che aveva promesso in campagna elettorale, ha detto che la magistratura non può permettersi di mettersi contro i governi eletti.

Una posizione che, a sorpresa solo fino a un certo punto, è stata abbracciata anche da Forza Italia. L’ufficio stampa di Silvio Berlusconi ha riferito che c’è stata oggi nel pomeriggio una “cordiale telefonata tra l’ex premier e Orban, in cui ha confermato la sua amicizia e l’appoggio a Fidesz, che fa parte del gruppo del Ppe nel Parlamento europeo”. E’ proprio questo il tema che complica ancora di più una situazione già di per sé delicatissima. La convalida dell’avvio della procedura del cosiddetto ‘articolo 7’, infatti, avviene attraverso regole ben precise: oltre alla maggioranza semplice dei voti (376) la risoluzione deve ottenere almeno i due terzi delle votazioni. Un risultato tanto più difficile da ottenere dato che il Ppe, con 218 eurodeputati, è il principale gruppo politico in Parlamento e comprende anche il partito di Orban (che a Strasburgo ha 12 rappresentanti), oltre alla formazione di Angela Merkel, la Cdu, al partito cristiano-sociale del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, e ai Republicains francesi.

Non è affatto scontato, però, che la posizione di Forza Italia sia quella di tutto il Ppe. Il leader dei Popolari al Parlamento Europeo Manfred Weber ha fatto sapere che “il mio gruppo deciderà sul voto pro o contro Orban sulla base della disponibilità del premier ungherese a risolvere tutti le questioni aperte. In caso contrario voteremo per far scattare l’articolo 7”. In questo senso, una voce fuori dal coro si è levata, in un certo senso inaspettatamente, da Vienna. Il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, che guida il partito conservatore, alleato di Orban nel Ppe, ha annunciato che i deputati del suo gruppo domani voteranno contro l’Ungheria. “Non ci sono compromessi sullo Stato di diritto. I valori fondamentali devono essere protetti”. Posizione opposta rispetto a quella del suo alleato di governo, il vice-cancelliere e leader del partito di estrema destra della FPO, Heinz-Christian Strache, che, oltre ad annunciare che starà con Orban in questa battaglia, lo ha invitato a lavorare alla formazione di un gruppo sovranista, insieme a Salvini, Marine Le Pen e gli altri, e a lasciare il Partito popolare europeo.

Quello austriaco non è l’unico governo che si spaccherà sulla questione Orban. A quanto sembra – ma visti i precedenti meglio mantenere il condizionale fino all’ultimo minuto – il Movimento Cinque Stelle voterà a favore della risoluzione contro Orban: “Non ha nessuna intenzione di collaborare con il Governo italiano e non intende far la sua parte sul tema dell’immigrazione. La relazione della europarlamentare olandese Sargentini denuncia alcuni dati di fatto che non possono essere ignorati: diritti costituzionali messi a repentaglio, indipendenza della magistratura compromessa, diritti delle minoranze calpestati, corruzione endemica dell’amministrazione, conflitti di interessi di componenti del governo. Per tutte queste ragioni voteremo a favore dell’attivazione dell’articolo 7 come richiesto dalla relatrice”, hanno spiegato gli eurodeputati del M5s. Magari lo comunicassero ai loro colleghi in patria, che, insieme al migliore amico di Orban, stanno trasformando l’Italia nella succursale meridionale dell’Ungheria.

 

Vedi anche

Altri articoli