Essere uniti per essere divisi. Lo strano caso dell’amicizia sovranista tra Orban e Salvini

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Uno dei cavalli di battaglia del premier ungherese è la lotta contro la ridistribuzione dei profughi, esattamente ciò che chiede il suo amico Salvini. Eppure il leader ungherese annovera tra i suoi sostenitori proprio il nostro ministro dell’Interno

Chi è Orban, e perché Salvini lo incontrerà a Milano?

Il leader ungherese, al di là delle sue origini più liberali di quanto uno potrebbe supporre (per uno scherzo della sorte i suoi studi ad Oxford furono finanziati da una borsa di studi della Fondazione Soros), ha un progetto politico sostanzialmente coincidente con quello di Matteo Salvini; il sovranismo portato alle estreme conseguenze di una modifica degli assetti democratici. Interni e dell’Unione europea.

Nell’Ungheria di Orban tutto quello che viene dall’esterno è visto come un pericolo per la nazione e, per evitare queste influenze, il leader di Fidesz ha realizzato già negli anni scorsi un controllo quasi totale che tocca tutte le leve dello Stato. Quando Orban ha pensato che il governo non detenesse tutto il potere necessario a raggiungere il totale controllo ha approvato una riforma costituzionale e la conquista degli organi di informazione per puntare all’obiettivo. Orban, che ha ovviamente compreso il ruolo fondamentale dei media si è politicamente appropriato, del controllo di testate giornalistiche e canali televisivi che potessero assicurargli il controllo della popolazione.

Nel 2010 è stato inaugurato un Consiglio per i media che ha trasformato l’editoria pubblica in un mezzo di propaganda. Ha introdotto una tassa sulla raccolta pubblicitaria di tv, radio, giornali e siti Internet, per colpire l’unico canale televisivo non al servizio del governo, Rtl Klub, di proprietà estera. Da quel momento i media che si sono opposti alle politiche di Orban sono stati costretti alla chiusura, come Nepszabadsag e lo storico Magyar Nemzet, il settimanale Heti Valasz e la radio Lanchid. Con precise mosse il primo ministro è riuscito quasi a sterilizzare le possibilità di una stampa libera.

Non si ferma a questo il profilo politico di Orban che piace al leader leghista, infatti l’argomento che più unisce e insieme divide Orban e Salvinil è proprio la questione migratoria.

La cosiddetta “legge anti-Soros”, che limita il lavoro delle ong che accolgono i migranti, preceduta da una campagna antisemita contro il finanziere, che è ebreo, ha reso celebre, nonché ha chiarito la pericolosità democratica del leader ungherese. Uno dei cavalli di battaglia di Orban è infatti la lotta contro l’accoglienza dei profughi, che nello specifico significa la lotta contro la ridistribuzione dei richiedenti asilo, dai cosiddetti Paesi di primo arrivo (Italia, Grecia e Spagna) alle altre nazioni europee. Esattamente ciò che chiede il suo amico Salvini. Eppure il premier ungherese annovera tra i suoi sostenitori proprio il nostro ministro dell’Interno, il cui interesse è, guarda caso, proprio redistribuire i profughi.

Entrambi insomma detestano l’Europa, la vorrebbero unione di nazioni ognuna sovrana a casa propria salvo quando c’è bisogno degli altri come nelle richieste del governo italiano. Padroni a casa nostra con le persone migranti a casa vostra, è quello che in sostanza unisce i due leader. Una specie di Euroegoismo militante.

È il destino dei sovranismi in Occidente. Essere uniti per essere divisi, essere amici per non aiutarsi. Padroni a casa propria ma bussando a quella degli altri. Non importa se magari sulla pelle di qualche disgraziato attraccato in un porto o delle più elementari regole delle democrazie liberali.

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