Ormai Salvini è preso a schiaffi da tutti

Focus

La spinta si è esaurita e il ministro vive nel bunker delle sue certezze, isolato e intrappolato nel suo personaggio sempre meno credibile

Da Zorro che gli srotola uno striscione in faccia a Piazza Duomo al Cardinale Parolin che lo bacchetta forte, dalla Guardia di Finanza che fa sbarcare i migranti a Lampedusa a Di Maio che lo insulta quotidianamente, per Matteo Salvini gli ultimi tornanti della campagna elettorale sono un calvario.

Milano non l’ha accolto per niente bene – striscioni a parte – regalandogli ampi spazi vuoti nella grande piazza simbolo della città. Lasciamo perdere le solite, vacue considerazioni sulla frase di Nenni “piazze piene urne vuote” che non era poi una “legge” come molti scrivono ma una costernata considerazione post-elettorale. E però se proprio vogliamo notare una cosa, è questa: a Milano è andata piuttosto male. Ipotizziamo qui che venti giorni fa sarebbe andata diversamente. Ci sarebbe stata più gente, più entusiasmo, più scioltezza. Vogliamo dire, cioè, che la campagna elettorale di Salvini è stata forse controproducente: troppo aggressiva, troppo di destra, troppo arrogante, troppo tutto. Un leader di un partito di governo non fa così. Cerca di prendere sulle sue spalle una parte la più larga possibile del Paese, non prende a calci alleati, avversari, l’Europa, l’Onu, il Papa!

Sono le “gocce di veleno” che gli imputa Zingaretti, con un eufemismo: più che gocce sono torrenti di veleno. La verità è che Salvini è un estremista di destra che non ha più il senso delle proporzioni. Ma è normale giocare Wojtila contro Bergoglio? In campagna elettorale, poi. Per non dire della evocazione di Maria e di Dio! La replica del Cardinale Parolin è di quelle che pesano: “Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”.

Il cortocircuito fra Chiesa e Lega ha ormai bruciato i rapporti. L’idea medievale che Salvini ha del rapporto fra religione e politica fa a pugni con il magistero di Francesco. Le venature razziste e i toni xenofobi della Lega sono incompatibili con la lezione del Concilio Vaticano II. Le concezioni salviniane su famiglia, ruolo della donna, scuola, armi, idem. Un vero cattolico ha molta difficoltà a seguire il ministro dell’Interno.

Difficile dire quale sia lo schiaffo più doloroso che Salvini sta ricevendo in questi giorni. Forse è quello ricevuto proprio sul terreno a lui più congeniale, l’immigrazione. Ormai è acclarato che i porti sono aperti. Lo sanno tutti da tempo. Ma lo sbarco dei 47 migranti della Sea Watch, portati a Lampedusa dalla Guardia di Finanza, rende ormai evidente che la demagogia salviniana ha fatto il suo tempo.

Ma certo anche lo schiaffo – anzi, gli schiaffi – sulla questione morale hanno lasciato il segno. La cacciata di Siri prima. Il coinvolgimento, ancora da chiarire, di Fontana per lo scandalo lombardo. L’arresto del sindaco di Legnano. Quello dell’ex candidato sindaco di Varese. E il caso Rixi su cui picchia, maramaldo, Di Maio. Troppa roba. È la grande paura è che non sia finita qui.

Ovviamente non sappiamo come stiano andando gli ultimi sondaggi, che non sono fra l’altro pubblicabili. La sensazione è che la spinta propulsiva della Lega si sia esaurita. La squadra sovranista europea perde smalto e pezzi (vedi cosa è successo in Austria), tutti i pronostici sono contro di lei.

Salvini vive questi giorni nel bunker delle sue certezze, intrappolato nelle suo personaggio che diventa giorni giorno dopo più vulnerabile, a tratti persino ridicolo, in un finale di partita che per lui rischia di essere mortificante.

 

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