Orrore a Damasco: gli Usa denunciano l’uso di un forno crematorio

Focus

Le accuse del dipartimento di Stato americano arrivano pochi giorni dopo la visita a Washington del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov

Il regime siriano ha usato un “forno crematorio” nel penitenziario di Saydnaya, 50 chilometri a Nord di Damasco, per eliminare i resti di migliaia di prigionieri uccisi negli ultimi anni. Mostrando alla stampa una serie di foto scattate via satellite, il responsabile per il Medio Oriente del dipartimento di Stato americano, Stuart Jones, ha accusato la Siria di aver perpetrato “omicidi di massa”, esortando il regime del presidente Bashar al Assad a mettere “fine alle atrocità”.

Nelle immagini in questione, datate aprile 2017, aprile 2016, gennaio 2015 e agosto 2013, sono visibili degli edifici: uno è definito “prigione principale”, un altro il “probabile crematorio”. Un’altra foto, che reca la legenda “neve sciolta su una parte del tetto”, dimostrerebbe, secondo Stuart, l’esistenza di un “forno crematorio installato dal regime siriano”. “Benché le molte atrocità del regime siano ben documentate, riteniamo che la costruzione di un forno crematorio sia un tentativo di nascondere l’estensione degli omicidi di massa compiuti a Saydnaya”, ha spiegato Stuart.

Le accuse del dipartimento di Stato americano arrivano pochi giorni dopo la visita a Washington del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il cui governo sostiene il regime siriano, e fanno seguito a un rapporto con cui, nel febbraio scorso, Amnesty International ha accusato Damasco di aver perpetrato una “politica di sterminio”, giustiziando tramite impiccagione circa 13.000 persone in cinque anni, tra il 2011 e il 2015, nella prigione di Saydnaya. Secondo il rapporto di Amnesty la maggior parte delle persone uccise per impiccagione e poi cremate nella notte erano civili che si opponevano al regime.

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