Lo Stato non deve privatizzare l’uso della forza

Focus

Salvini deve smetterla con la propaganda che sta facendo sull’omicidio di San Savino

La brutta storia di Monte San Savino rappresenta un dramma che ha segnato i protagonisti per sempre, il moldavo che ha perso la vita, il gommista che ha impugnato la sua arma ed ha fatto fuoco. Oggi, quando Matteo Salvini ha cercato di parlare con Fredy Pacini, il gommista, questi si è rifiutato, perché “troppo scosso”. C’è chi è solidale con il Pacini, ci sono già ultras in azione sui social.

Ma è difficile trovare vincitori in una storia come questa e un paese normale dovrebbe lasciare agli investigatori e ai giudici il compito di valutare su come siano andate le cose. In Italia, però, si scatena il tifo di marca leghista.

Cosa dovrebbe fare un ministro dell’Interno davvero preoccupato per fatti come questo? Salvini esterna solidarietà a chi ha sparato, e ci può anche stare, ma il ministro dell’Interno non dovrebbe, forse, chiedersi come mai non sia riuscito a garantire sicurezza e tutela a quel gommista? Non dovrebbe cercare di arginare una microcriminalità in espansione? Non dovrebbe chiudere nel cassetto gli slogan elettorali e, finalmente, mettersi a lavorare?
Non a caso, il sindaco di Monte San Savino oggi ha chiesto al ministro Salvini “un’attenzione vera e non a parole”, chiedendo più agenti, perché in un comune di 90 km quadrati ci sono solo 4 vigili.

L’episodio di oggi apre le porte a scenari che sarà anche banale, ma realistico, definire da Far West. Salvini ha sempre dichiarato di essere dalla parte della Polizia, si è fatto fotografare con la divisa delle forze dell’ordine, ha riferito che la figlia lo considera un poliziotto. Non riflette, però, il ministro, che la legge sulla legittima difesa rischia di mettere nell’angolo proprio le forze dell’ordine, con i cittadini armati che si sostituiscono ad esse, ritenendole incapaci di estendere a tutti sicurezza e protezione.

Come abbiamo evidenziato proprio su queste pagine, quello di Salvini è un vero e proprio inganno: secondo i dati del ministero dell’Interno, dal 2013 al 2016 i casi di cittadini finiti sotto processo per l’accertamento della legittima difesa sono stati 16 in tutta Italia, di questi solo 5 condannati, per tutti gli altri c’è stata l’archiviazione. Non c’è, dunque, nessuna persecuzione di chi si trova costretto a difendersi. Consentire un uso libero delle armi, significa semplicemente che lo Stato abdica a una delle funzioni più importanti: quella di assicurare ai cittadini giustizia e sicurezza, privatizzando di fatto l’uso della forza che, in ogni nazione civile, è una prerogativa statale.

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