La paura europea di fronte all’incertezza italiana. Parola di Padoan

Focus

A Bruxelles chiedono al ministro cosa succede in Italia: “Non lo so”

Durante le riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin, ieri e oggi a Bruxelles, si è molto parlato dell’incertezza che pesa sull’Italia e sul futuro della nostra economia dopo le elezioni del 4 marzo. Lo ha riferito lo stesso ministro Pier Carlo Padoan al quale tutti i colleghi europei hanno chiesto spiegazioni sul futuro politico del nostro Paese. “La mia risposta è stata quella ovvia: non lo so”, ha detto Padoan,  sottolineando di aver descritto ai suoi colleghi le ipotesi sul tappeto sul futuro dell’assetto istituzionale, con tanto di distribuzione dei voti e degli scenari possibili più o meno ragionevoli.

L’occasione per parlare degli sviluppi della politica italiana è arrivata ieri in serata, durante l’Eurogruppo, quando il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, nell’illustrare le valutazioni dell’Ue sui diversi paesi dell’Eurozona ha parlato dell’Italia come di un elemento di incertezza.

Un tema, quello dell’incertezza, ormai palese agli occhi di tutti gli osservatori internazionali e soprattutto a quelli dei mercati finanziari, che sembrano – almeno per il momento – aver trasformato quell’incertezza in attesa. Che accadrà infatti quando si formerà un esecutivo guidato da forze politiche che in campagna elettorale hanno promesso misure da decine e decine di miliardi? Sarà quello il momento in cui si pronunceranno davvero.

Già oggi il segretario della Lega ha dichiarato che se fosse necessario un suo governo sarebbe pronto a ignorare il tetto del 3 per cento del rapporto tra deficit e Pil. Se poi si dovesse formare un’alleanza Lega-M5s, con il Pd ormai fermo all’opposizione, si rischierebbe di stravolgere completamente i conti pubblici italiani: si provi per un attimo a sommare le coperture necessarie per mettere in campo tutte le promesse di centrodestra e Cinquestelle, dalla flat tax al reddito di cittadinanza.

Va poi sottolineato che in questo districato percorso che porterà a un nuovo esecutivo ci sono importanti questioni economiche da affrontare nell’immediato, dal Def alla manovra correttiva. Per ora Bruxelles risulta attendista, ma le scadenze europee incombono.

Innanzitutto c’è il Documento di economia e finanza che dovrà essere presentato entro aprile. In questo caso il ministro dell’economia ha ribadito che non conterrà impegni programmatici che implicano la responsabilità della futura maggioranza. Non si saprebbe infatti cosa inserire ad esempio nello spazio dedicato al tema delle pensioni non conoscendo ancora il partito politico che guiderà l’esecutivo.

Bisognerà poi gestire la manovra correttiva che verrà chiesta all’Italia, almeno stando alle indicazioni dello scorso autunno arrivate da Bruxelles. Circa 3,5 miliardi, che corrispondono al divario tra il deficit promesso da Padoan per il 2018 (0,3 percento del Pil) e quello dello 0,1 quantificato dalla Commissione europea per differenti stime di inflazione e crescita. In questo caso la partita si giocherà in po’ più in là, ma non molto visto che per evitare di incorrere in procedure di infrazione si dovrà definire il tutto più o meno a maggio.

C’è infine il tema della governance europea da tenere presente in questa fase di incertezza politica del nostro Paese. A Bruxelles si stanno infatti negoziando alcuni dossier che stanno particolarmente a cuore all’establishment italiano. Tra questi, il primo è relativo all’unione bancaria; il secondo al bilancio comunitario 2021-2027. E il rischio è, al di là delle momentanee incertezze politiche, che i partner approfitteranno della debolezza politica italiana per raggiungere una parte dei loro obiettivi nazionali.

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