Roma-Bruxelles, la partita sui conti pubblici diventa soprattutto politica

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La partita ora si sposterà ora sul piano politico. Già il vertice di domani a Malta potrà essere l’occasione per un probabile faccia a faccia tra Gentiloni e Juncker

Niente interventi sull’Iva né sulle agevolazioni fiscali. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan lo chiarisce nel corso del question time al Senato: la correzione dei conti si farà, ma senza questi strumenti. Aggiunge, però, che intervenire è “indispensabile”. Perché l’ipotesi di una procedura di infrazione “è estremamente allarmante. Questa procedura comporterebbe una riduzione di sovranità sulle scelte di politica economica e pesanti costi a seguito del probabile aumento dei tassi di interesse”.

Il pericolo di una procedura, dunque, non è ancora scampato. A parte il rituale “ora valuteremo i documenti” dichiarato dalla portavoce dell’esecutivo comunitario, commenti ufficiali da Bruxelles ancora non se ne vedono. Dai vertici comunitari c’è molta cautela su come valutare la risposta arrivata ieri dal ministero dell’Economia. Il punto è che la Commissione, come confermano fonti dell’Esecutivo comunitario, “si attendeva una risposta più dettagliata” su ulteriori misure di bilancio da prendere, con tanto di calendario.

Per questo la partita si sposterà ora sul piano politico. Già il vertice di domani della Valletta, a Malta potrà essere l’occasione per un probabile faccia a faccia tra il nostro tra il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker.

Il primo appuntamento nel quale verrà valutata la missiva di ieri arriverà comunque con le previsioni economiche dei Paesi dell’Ue che saranno pubblicate il 13 febbraio. Parallelamente, verrà redatto il rapporto sul debito, atteso per la settimana successiva, che sarà il vero nodo cruciale per capire se arriverà la tanto paventata procedura d’infrazione.

In questo percorso, un ruolo fondamentale l’assumerà la dialettica politica che vede da una parte i falchi del rigore come Dombrovskis e altri commissari del nord Europa e dall’altra Moscovici e Juncker. È chiaro infatti che una procedura d’infrazione avrebbe un macigno politico pesantissimo per l’Unione vista la crescita dei movimenti populisti, e sopratutto ci sarebbe il rischio di una sua strumentalizzazione in chiave elettorale per un ulteriore attacco all’Ue.

Nel pomeriggio Padoan in aula al Senato ha rimarcato che non si tratta di una “manovra estemporanea ma di misure che si collocano in un quadro più generale di coerenza della politica di questo Governo e del precedente. Una politica di bilancio orientata al sostegno della crescita e del consolidamento delle finanze e questo nel rispetto delle regole, pur nell’utilizzo del margine di flessibilità che le regole consentono”.

Inoltre, il numero uno di via XX settembre ha rifiutato l’etichetta della politica economica di questi anni come “politica dei bonus” rivendicando le “riforme strutturali” a favore della crescita, del contenimento della spesa e del rilancio degli investimenti pubblici e privati.

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