Com’è lontana la “sera del balcone”

Focus

Resta la beffa per il governo di aver dovuto sconfessare platealmente, con una svolta di 180 gradi, la linea politica inaugurata nella oramai famosa

Non sappiamo se sarà 2.04 o 2.0 o 1.9  il deficit concordato dal presidente Conte con  la Commissione europea. Ma conta relativamente. Quello che conta, e che è sotto gli occhi di tutti è che il Governo del Cambiamento ha, nuovamente, cambiato rotta. Ha riconosciuto che una procedura di infrazione sarebbe stata troppo onerosa per il suo interesse elettorale. Ma aggiungiamo, sarebbe stata una ulteriore punizione, immeritata, per il Paese e per gli italiani.

Resta la beffa per il governo di aver dovuto sconfessare platealmente, con una svolta di 180 gradi, la linea politica inaugurata nella oramai famosa “sera del balcone”. Il Governo assicura che la soluzione concordata non pregiudicherà la messa in campo delle due misure bandiera, reddito di cittadinanza e quota 100. Vedremo quando arriveranno le carte.

Nel frattempo vale la pena riflettere sul significato di cosa è accaduto e di quali siano le conseguenze. Quello che è accaduto è la dimostrazione, ulteriore, che questo governo, oltre a non avere ben compreso il quadro economico ed istituzionale in cui una Paese come l’Italia, non ha una strategia, una visione per il futuro. Se non quella di massimizzare, o almeno difendere, il consenso. In politica ciò è del tutto legittimo. Lo è assai meno se questo procura danni al Paese. E questo governo di danni ne ha già procurati.

Lo spread è sceso di qualche punto. Bene. Ma con due notazioni. Lo spread, e con esso tutta la struttura dei tassi di interesse, ha oramai compiuto un salto irreversibile rispetto ai livelli di sei mesi fa. Una aggiunta di costo permanente per le imprese, le banche, le famiglie, e naturalmente per lo Stato.

E poi, seconda notazione, il riallineamento con i fondamentali che il Governo affermava sarebbe avvenuto quando si fosse capita la politica dell’esecutivo stesso, sembra avvenire nel momento in cui il Governo cambia i fondamentali riconoscendo la necessità e la opportunità  di trovare un accordo con la Commissione Europea, ma anche, non dimentichiamolo, con gli altri Stati Membri.

Ma i danni al paese vanno oltre il rialzo dei tassi di interesse. Hanno a che fare con la perdita di fiducia. Il dato negativo sulla crescita del terzo trimestre, che potrebbe annunciare una recessione, riflette un ”classico” impatto delle incertezza sulle decisioni di spesa. Quando aumenta l‘incertezza si sospendono le decisioni in attesa di vederci più chiaro. Una dimostrazione che questo Governo è bravissimo in almeno una cosa, creare confusione e diffondere incertezza. E l‘incertezza è acuita dalla mancanza di visione, di strategia, di competenza, di cui si parlava prima. È sempre più difficile pensare che un governo del genere possa comunque elaborare una strategia unitaria e convincente.

Questo porta a una ultima riflessione più generale. Questo paese, che era riuscito a uscire dalla più grave recessione del dopoguerra e si stava avviando alla crescita del reddito e dell’occupazione in un contesto di aggiustamento del bilancio e di discesa del debito, deve sapere, vuole sapere, dove andrà. Rispondere a questa domanda è compito primario della politica. Di quella con la P maiuscola. È compito primario soprattutto della politica che vuole dare a questo Paese un segno diverso da quello gialloverde.

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