Padoan tira dritto sulle privatizzazioni nonostante le pressioni dem

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Dopo il tentativo di Orfini, Delrio e Giacomelli di mettere un freno al piano delle privatizzazioni, Padoan chiarisce: “Sono importanti e continueranno a essere usate”

Il governo non ha alcuna intenzione di cambiare strategia sulle privatizzazioni. Lo chiarisce lo stesso ministro dell’Economia rispondendo implicitamente agli appelli lanciati da un pezzo consistente del Partito democratico durante l’ultima Direzione dem: “Nessun timore su un cambio di priorità – avverte oggi Padoan – le privatizzazioni sono importanti e continueranno a essere usate”.

Erano stati soprattutto il presidente dell’Assemblea Matteo Orfini e il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio a tentare di mettere un freno al piano delle privatizzazioni (specialmente su Ferrovie dello Stato). Se Orfini aveva detto che non si affronta il problema del debito con le privatizzazioni e che occorre una grande strategia di investimenti pubblici (“penso che la Cassa depositi e prestiti debba avere un ruolo più aggressivo”), l’invito di Delrio era stato ancora più esplicito. Il ministro delle Infrastrutture aveva raccontato di essersi confrontato con il collega sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli (“lui deve privatizzare le Poste, io dovrei farlo con le Frecce”), e aveva espresso i suoi timori sul fatto che la privatizzazione potesse aumentare le tariffe dei treni a lunga percorrenza: “Ho problemi a prendermi le critiche dei pendolari e dirgli: scusate è il mercato”.

Ma a nulla sono valse (almeno per ora) le pressioni dei tre esponenti dem. Oggi il ministro Padoan ribadisce come le privatizzazioni rimangano una strategia fondamentale per l’esecutivo: “Per ridurre il debito verranno utilizzate diverse leve, compresa quella delle privatizzazioni”.

Tuttavia il punto è: c’è davvero bisogno di più Stato nell’economia? Se si pensa al Pd originale, quello che nasce con il discorso di Veltroni al Lingotto, si intravedono principi e valori di una sinistra moderna che prova a guardare a un pensiero più liberale. Ma forse non si tratta di scegliere quale modello economico seguire, se liberista piuttosto che statalista: dal Mef definiscono l’atteggiamento di Padoan semplicemente pragmatico. Andare sul mercato favorisce infatti l’attrazione di capitali, rende l’azienda più internazionale e, perché no, la rende più competitiva.

“Ribadisco che quando si fanno le privatizzazioni – ha evidenziato il ministro – i ricavi servono ad abbattere il debito. Tuttavia l’obiettivo non è fare cassa ma migliorare l’efficienza manageriale delle imprese che sul mercato ricevono stimoli importanti”.

Quanto però alla privatizzazione di Poste, il sottosegretario Giacomelli ribadisce oggi la sua preoccupazione, annunciando che mercoledì prossimo, nell’assemblea del gruppo Pd, ci sarà un momento di confronto proprio su questo tema: “Leggo che Padoan teme un ritorno dello statalismo. Non credo che l’abbia detto ma ricordo che non vengo da una cultura statalista, non sono un dalemiano né ho mai amato i capitani coraggiosi. Ma su Poste confermo la mia preoccupazione e le perplessità”.

In ogni caso, l’idea di Padoan rimane quella di scongiurare la procedura di infrazione evitando al tempo stesso di mettere in campo misure che impattino negativamente sulla crescita. E in questo senso le privatizzazioni non saranno certamente dannose. D’altra parte, fa notare sempre Padoan fugando i timori di coloro che prediligono una cultura più dirigista, “lo Stato rimarrà nel posto di guida e nel pieno controllo delle imprese privatizzate”.

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