Il governo nei guai per il Palagiustizia di Bari. A Montecitorio scoppia il caos

Focus

Il Pd all’attacco dell’esecutivo per la vicenda della nuova sede del tribunale di proprietà di un imprenditore che secondo Repubblica avrebbe pagato un clan mafioso

Scoppia il caos a Montecitorio dopo lo scoop di Repubblica che mette in luce come l’edificio scelto come sede del tribunale di Bari (al momento le aule sono state trasferite in delle tende, dato l’edificio precedente era sul punto di crollare). In aula si discute alla presenza del sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi proprio il decreto che darebbe il via allo smantellamento della tendopoli temporanea.

Il caso: l’edificio dell’imprenditore Settanni scelto dal ministero della Giustizia

Il problema, però, è che, secondo quanto emerge dall’articolo del quotidiano diretto da Mario Calabresi, l’immobile appartiene all’imprenditore Giuseppe Settanni, il cui nome viene fuori – pur non essendo indagato – dalle carte della Procura di Bari sull’inchiesta Domino, “il maxi processo – si legge su Repubblica – che ha documentato i collegamenti tra la criminalità organizzata e i colletti bianchi della città”.

È lo stesso Settanni a dire in tribunale di essere stato “molto amico di Michele Labellarte”, l’uomo accusato di essere il cassiere del clan barese dei Parisi: “Gli prestai tanti soldi – ha raccontato parlando di Labellarte – quando andai a trovarlo in ospedale c’era il boss Savino Parisi o almeno così mi dissero dopo”.

Settanni è amministratore della società Sopraf che ha acquistato solo qualche mese fa l’edificio, sfitto da tempo, dove dovrebbe spostarsi il tribunale di Bari. Ora il ministero della Giustizia, che ha scelto quel palazzo al termine di una ricerca di mercato, dovrebbe pagare – si legge ancora su Repubblica – 1 milione e 200mila euro all’anno per sei anni per l’uso dell’edificio.

La polemica in aula e la bagarre in aula

Al grido di onestà onestà interviene in aula il Pd che chiede di sospendere l’esame del provvedimento e di discuterne alla presenza del ministro Alfonso Bonafede che sulla vicenda si è limitato a scrivere un post su Facebook assicurando che la procedura per l’individuazione dell’immobile “è stata eseguita nel pieno del rispetto delle regole, in maniera pubblica e pienamente trasparente”. Il guardasigilli però aggiunge: “In seguito a quanto appreso da fonti di stampa, ho chiesto un ulteriore approfondimento”.

Al centro delle contestazioni in aula proprio l’atteggiamento di Bonafede dato che il ministro si è limitato a intervenire sui social anziché a Montecitorio (“un’umiliazione del Parlamento” ha commentato Graziano Delrio). In più il ministro nel post ha chiarito che sono in corso ulteriori verifiche su una vicenda sulla quale, però, la Camera dovrebbe esprimersi subito. Per questo motivo la deputata Alessia Morani chiede che Bonafede riferisca in aula. Le fa eco Emanuele Fiano che chiede inoltre il rinvio della discussione, su cui è d’accordo anche Forza Italia.

“La vicenda legata al repentino trasferimento del Tribunale di Bari in un immobile di proprietà di un uomo colluso con la criminalità organizzata – ha commentato poi la parlamentare pd Raffaella Paita – è inquietante ed è doveroso che il governo fornisca una spiegazione, a partire dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, autore del decreto e coinvolto direttamente nella vicenda. È altrettanto inquietante il silenzio sulla vicenda non solo del Movimento 5 Stelle, ma anche della Lega, che non ha detto una parola in proposito. Mi pare chiarissimo che oggi possiamo constatare che il motto degli ‘avvocati dei cittadini’ passa da onestà a omertà”.

Ma il caos è scoppiato con l’intervento di Ferraresi: secondo il sottosegretario dalla discussione in aula sono emerse “inesattezze gravi anche da chi ha fatto parte del governo in precedenza e inesattezze che hanno rilievo penale”. Un’affermazione che ha irritato ulteriormente i deputati dell’opposizione che accusa Ferraresi di non conoscere l’articolo 68 della Costituzione secondo il quale “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni” come ha ricordato il dem Stefano Ceccanti. “Non è qui a fare il pm – ha detto Fiano rivolto a Ferraresi – e non ha il diritto di minacciare”. E la situazione è diventata sempre più incandescente con una rissa sfiorata tra esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia.

Interviene anche il capogruppo Delrio: “Abbiamo appena assistito ad un episodio molto grave e serio. L’atteggiamento dell’esponente del governo ha esasperato gli animi e creato un clima difficile per continuare lavori”. A Delrio si unisce l’azzurro Francesco Paolo Sisto che ha chiesto “un richiamo esemplare” per il sottosegretario Ferraresi, perché “qui non si minaccia nessuno”. “Il governo qui è ospite”, ha ribadito Fabio Rampelli di Fdi stigmatizzando la “minaccia indirizzata verso il Parlamento ed i parlamentari. Va richiamato e basta”.

Sulla vicenda del tribunale di Bari, ha detto in aula l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, “c’è nebulosità e voi – ha detto rivolto al governo – non sapete dove state andando, è questa la verità. Fermatevi finché siete in tempo, ogni giro avete peggiorato la situazione. Adesso siamo arrivati addirittura alla denuncia di un collega per aver fatto un’osservazione. Se il ministro della Giustizia via Facebook ci dice che state facendo delle verifiche vuol dire che un punto finale non è stato messo, quindi come facciamo a valutare le congruità?”.

L’intervento di Bonafede

Nel pomeriggio è intervenuto finalmente il ministro Bonafede, ma non dice nulla di nuovo rispetto alla vicenda raccontata da Repubblica ma ribadisce quanto scritto sui social: “Il decreto legge sospende solo i tempi processuali per permettere così di togliere le tende. Con il termine del 30 settembre non c’entra l’individuazione dell’immobile, l’atto urgente è quello di togliere le tende”.

“Dalla documentazione presa in visione per l’assegnazione della gara per il nuovo immobile – ha detto Bonafede – non veniva rilevato nessun motivo ostativo. Farò tutti gli approfondimenti e prenderò le decisioni necessarie per le competenze del ministro della Giustizia. Ma questo non ha nulla a che vedere con il dl perche’ il dl riguarda soltanto la necessita’ di sospendere per il termine massimo i processi e nessuno puo’ dire, dentro o fuori da quest’aula, che gli uffici giudiziari di Bari dovrebbero rimanere nelle tende o sospesi sine die” perché secondo Bonafede “non esiste che in uno Stato di diritto vengano fatte udienze nelle tende”. A rispondere al guardasigilli il deputato pd David Ermini: “La sua arroganza dovrebbe avere un limite. In uno Stato di diritto si guarda anche a chi si danno in affitto gli immobili dello Stato e quando i soldi li tirano fuori i cittadini lei non ha il compito di controllare dopo, lei ha l’obbligo di controllare prima a chi dà i soldi dei cittadini, non glielo deve dire il giornalista di Repubblica”.

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