Il vertice sulla Libia rischia di essere un fiasco

Focus

L’obiettivo della due-giorni siciliana è di contribuire alla stabilizzazione della Libia in vista delle elezioni generali del 2019

Prenderà il via oggi a Palermo la “Conferenza per la Libia” sotto l’egida del governo italiano e in stretta collaborazione con la Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL). L’obiettivo della due-giorni siciliana è contribuire agli sforzi alla stabilizzazione della Libia in vista delle elezioni generali che si terranno nel 2019.

Come sottolineato dal nostro governo, con la Conferenza di Palermo si vuole da un lato fornire un contributo al processo di pace e stabilizzazione politica nel paese, con un accordo tra i principali attori politici del paese; dall’altro si vuole fornire contributi specifici sulla sicurezza e sulle misure economiche che possono portare alla stabilità del Paese. Oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, accoglierà i capi delegazione dei vari Paesi presenti a Villa Igiea. Martedì si terrà invece una sessione plenaria seguita da una conferenza stampa di Conte.

Ma questo summit servirà davvero a qualcosa? Per il momento appare una (purtroppo) inutile passerella. Infatti il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, secondo fonti dell’Esercito nazionale libico non parteciperà all’incontro.

L’Italia ha tentato di organizzare la conferenza per essere al centro della soluzione, ma, sembra proprio che l’operazione non sia riuscita molto bene: gli Stati più importanti non hanno intenzione di impegnarsi sul serio.

Oltre ad Haftar, diversi media riferiscono che il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron non parteciperanno alla conferenza e saranno rappresentati da altri membri dei loro governi. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin sono stati ufficialmente invitati a partecipare alla conferenza. Tuttavia, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato alla fine di ottobre che Putin probabilmente non sarà in grado di partecipare alla conferenza e che al suo posto la Russia invierà un altro rappresentante.

Insomma  molto probabilmente l’incontro produrrà una discussione che non inciderà davvero sulla stabilizzazione della Libia.

“Mi aspetto che Haftar sia presente. La sua visione non è certamente coincidente con quella del presidente Sarraj”, ma “ciò non significa che sia aprioristicamente esclusa la possibilità di individuare un percorso dove convogliare le diverse istanze”, ha detto il presidente del Consiglio in un’intervista a La Stampa.  “Mandela ha osservato che il compromesso è l’arte della leadership e i compromessi si fanno con gli avversari, non con gli amici”, ha aggiunto.

Tra i partecipanti sicuri ci sarà il capo degli Affari esteri dell’Ue Federica Mogherini. Confermati inoltre il rappresentante speciale dell’Unione africana e capo dell’Ufficio di collegamento dell’Unione africana in Libia, l’ambasciatore libico Wahida Ayari, il capo dell’UNSMIL e il rappresentante speciale per la Libia, Ghassan Salamè. Questo professore ed ex ministro libanese da più di un anno è l’inviato Onu nel paese. Pochi giorni fa ha rilanciato il suo piano d’azione per arrivare ad elezioni politiche nel 2019 e poi anche alle presidenziali.

L’Onu ha sostenuto con forza il lavoro del governo italiano per organizzare la conferenza di Palermo. In una intervista a “la Repubblica” Salamè spiega cosa pensa dei temi che saranno trattati in Sicilia: “La conferenza sarà un’occasione importante per riunire rappresentanti libici e alti esponenti della comunità internazionale. Due temi saranno quelli centrali, le riforme economiche e la sicurezza, per la stabilizzazione della Libia. In primis Palermo costituisce un momento importante per mobilitare l’unità e il sostegno della comunità internazionale per esempio nell’addestramento delle forze di sicurezza. Io ringrazio gli stati membri dell’Onu che hanno già avanzato la loro disponibilità a questo tipo di aiuti”.

In Sicilia intanto sono arrivate le prime delegazioni, come quella del parlamento di Tobruk, guidata dal presidente Aguila Saleh, ed i rappresentanti del Consiglio di Stato. Il suo leader, Khaled al Meshri, ha lanciato un nuovo appello al dialogo tra le parti come “unico mezzo per uscire dalla crisi”. Ma che dialogo possa esserci senza Haftar, è tutto da verificare.

Intanto a sottolineare l’insuccesso dell’iniziativa c’è Matteo Renzi. Scrive l’ex segretario Pd ed ex premier nella sua e-news “Ieri a Parigi c’era il mondo, da Trump a Putin: tutti ospiti di Macron per ricordare la Prima Guerra Mondiale. L’Italia di Conte e di Moavero Milanesi aveva studiato bene il calendario e pensato di organizzare una bella conferenza sulla Libia in Italia, il giorno dopo Parigi, contando sulla presenza ‘in zona’ di tutti i grandi leader. Purtroppo nessuno dei grandi – che pure hanno partecipato in massa a Parigi – ha deciso di accogliere l’invito italiano. La credibilità in politica estera è una cosa seria, non si improvvisa. Per chi conosce le regole degli incontri internazionali e della diplomazia quello di Palermo è purtroppo un flop clamoroso. E io, da italiano, sono molto dispiaciuto”. Rnzi aggiunge: “Macron ha mostrato a Conte come si organizzano gli eventi internazionali. E mentre il mondo era a Parigi a discutere di Pace e di futuro, i due leader del governo italiano erano uno alla fiera del motociclo, l’altro a insultare i giornalisti su Facebook”, conclude il senatore Dem.

 

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