“Il mio progetto per i giovani talenti jazz”. Parla il compositore-architetto Paolo Damiani

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Qualche mese fa è riuscito a riesumare un suo vecchio progetto, unico in Italia: un’Orchestra nazionale con undici jazzisti di età compresa tra i 26 e i 34 anni. Intervista al geniale direttore d’orchestra, docente al Conservatorio di Santa Cecilia

Creare un laboratorio di composizione per i giovani talenti del jazz italiano e organizzare tour internazionali, coinvolgendo artisti del livello di Paolo Fresu e Pat Metheny come ospiti.

Da alcuni anni è il progetto – uno dei tanti – di Paolo Damiani (Roma, ’52), compositore, direttore d’orchestra, docente al Conservatorio di Santa Cecilia, e architetto che, sei mesi fa, è riuscito a riesumare un suo vecchio progetto, peraltro unico in Italia: una Orchestra nazionale con undici jazzisti italiani, di età compresa tra i 26 e i 34 anni.

“L’idea – spiega il musicista – è maturata lentamente proprio grazie alla docenza nei conservatori, prima all’Aquila e poi a Roma. Trentacinque anni fa proprio nel capoluogo abruzzese è stata istituita la cattedra Jazz che mi venne assegnata per concorso: fu la seconda in Italia, dopo quella di Giorgio Gaslini, creata a Roma nel 1971 e paradossalmente soppressa dopo due anni per l’alto numero di iscritti. È stato allora che ho iniziato ad incontrare ragazzi giovanissimi e bravissimi che dopo il Conservatorio si perdevano. In Italia non c’è molto spazio per loro, anche se alcuni riescono a insegnare nelle scuole. Per inciso, la pratica musicale negli istituti scolastici dovrebbe essere potenziata. Volevo offrire un’alternativa.  Ho pensato ad una Orchestra nazionale. Nel 2014 il Teatro Puccini di Firenze mi propose di dirigere un’orchestra nazionale di giovani talenti. Bandì un Concorso nazionale a cui, con il sostegno del Miur, parteciparono molti Conservatori italiani. Ognuno selezionò i tre migliori studenti, che poi confluirono a Siena. Organizzai con Siena jazz delle audizioni. Furono selezionati 26 giovani, i migliori. Così, quattro anni fa, nacque l’Orchestra nazionale. Una fatica far partecipare i Conservatori perché ognuno ha tempi e organizzazione diversi per rispondere ad un concorso. Ma è nato un bel progetto, che è stato sostenuto in particolare da Guelfo Guelfi, allora presidente del Teatro Puccini di Firenze, dove ci siamo esibiti per la prima volta. Abbiamo fatto una ventina di concerti, a Bruxelles, a Nantes, Umbria jazz, Iseo, girato un film e inciso un cd. Poi l’orchestra si è sciolta. Sei mesi fa, riducendo l’organico ad undici, scegliendo, in pratica, i migliori fra i migliori, siamo ripartiti, stavolta senza alcun rapporto con i Conservatori. A novembre dovremmo registrare alla Casa del Jazz di Roma un nostro cd, ispirato al tema delle Oscene Rivolte, in cui ci saranno dieci pezzi,cinque composti da me, cinque dai ragazzi. Abbiamo un calendario fitto di appuntamenti per questa estate (Treviso, Fiesole, Roma, Pescara, Capri col Prix Italia, Milano). Il mio obiettivo è regalare un’opportunità sia di formazione che di lavoro a questi ragazzi”.

Un progetto, quello dell’Orchestra, che esiste non solo per merito delle determinazione di Paolo, ma anche grazie alle risorse stanziate dal Mibact e dalla Siae con l’idea Sillumina. “Ora – continua il compositore, per trentadue anni direttore artistico del Festival di Jazz di Roccella – stiamo lavorando per creare una sorta di cenacolo dei talenti che vorrei portare in giro per il mondo con musicisti come Fresu e Metheny, che conosco bene”.

Ma come mai la laurea in architettura? “Era la strada tracciata dalla mia famiglia – spiega sorridendo Paolo – mio padre era architetto e mio fratello, più piccolo, ingegnere. Credo, però, che, in tutti questi anni, per diventare un compositore, siano stati più utili gli studi sullo spazio che quelli – pur importanti – su contrappunto e fuga. Ho una visione urbanistica del suono. Quando compongo è alla sua densità che penso, allo spazio che le note possono occupare, e ai vuoti che sono i silenzi, per esempio, nel centro storico di un piccolo Comune. I miei autori preferiti? Puccini, Miles Davis, Mingus e Bellini. Li faccio entrare sempre nelle mie composizioni jazz dalle sfumature mediterranee, viste le mie origini sarde”.

I dettagli del progetto di Paolo – che per l’Orchestra dirige e suona il contrabbasso – e degli undici talenti (Camilla Battaglia e Costanza Alegiani, voci; Mattia Feliciani e Simone Alessandrini, sax; Giacomo Tantillo e Francesco Fratini, tromba; Michele Fortunato, trombone; Federico Zaltron, violino; Manuel Magrini, pianoforte; Massimo Imperatore, chitarra; Enrico Smiderle, batteria) si potranno conoscere il 21 giugno prossimo, festa della musica. Alle 23,15 Rai cinque manderà in onda un film, trasmesso alcune settimane fa.

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