“Perché ho comprato quelle pagine contro il razzismo”. Parla Paolo Polegato

Focus

L’intervista all’ad di Astoria Wines, l’azienda veneta che ha diffuso un messaggio antirazzista sulle pagine di alcuni quotidiani: “Adesso abbassare i toni”

In una discussione, quella sull’ondata di razzismo, che per la gioia di chi giustifica la tesi dell’allarmismo ingiustificato pare assumere ogni giorno di più toni da stadio, capita che una mattina arrivi a sparigliare le carte il gesto che non ti aspetti, che per la natura del suo autore ha quasi l’effetto di uno scappellotto, di quelli capaci di riportarti alla realtà.
A compiere il gesto inatteso, ed eclatante, è stato oggi l’imprenditore veneto Paolo Polegato, amministratore delegato dell’azienda vinicola Astoria Wines, che di fronte al susseguirsi di episodi in odore di razzismo non ci ha pensato su due volte e ha comprato una intera pagina di alcuni quotidiani nazionali, tra cui il Corriere della Sera, per metterci su il volto di una ragazza nera con le labbra colorate di bianco, rosso e verde, accompagnata dalle parole “Intolleranti verso l’intolleranza”,con a chiudere la frase di Martin Luther King: “Può darsi che non siate responsabili per la situazioni in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”. Un gesto sorprendente, arrivato dal produttivo Nord-est, di solito noto alle cronache per altri tipi di posizione. Quando lo sentiamo per Democratica è ancora un po’ sorpreso per l’eco che ha avuto la cosa, un clamore che, confessa, “non mi aspettavo”.

Dottor Polegato, come è nata l’iniziativa?
Non è la prima di questo genere che facciamo, già da qualche anno la nostra azienda ha scelto un forte profilo etico e sociale. Ad esempio abbiamo sponsorizzato lo scorso anno il Gay Pride di Treviso e da tempo siamo sostenitori di una festa multietnica, perché per noi è giusto così. Io stesso ho due figli di colore, due ragazzi di origine colombiana adottati da piccolissimi, con il più grande che ha 27 anni e adesso sta prendendo in mano l’azienda. Nel caso specifico l’episodio che ha fatto traboccare il vaso è stata l’aggressione di Moncalieri a Daisy Osakue. Il clima sta peggiorando, appena ho sentito la notizia ho immediatamente preso la decisione di fare qualcosa.

Sui social qualcuno vi accusa di fare solo del marketing, è così?
Assolutamente no. L’iniziativa l’ho presa io senza neanche sentire l’ufficio stampa, e abbiamo dovuto fare anche in fretta per riuscire a chiudere tutto in pochissimo tempo. Fare una cosa di questo tipo, al contrario, può anche avere degli effetti negativi per chi come noi commercializza prodotti, ma di fronte a quello che succede non ho pensato all’interesse dell’azienda. Altra cosa è evitare strumentalizzazioni.

Condivide queste preoccupazioni anche con altri imprenditori?
In generale tra gli imprenditori non è che ci sia una grossa sensibilità su tematiche del genere, anche perché si guarda agli interessi dell’azienda. Quello che posso dire è però che per aziende come la nostra che fanno molto export l’immagine che si crea all’estero, quella di un paese xenofobo, non è positiva, e presentarci con questa veste non è il massimo neanche per gli affari, aldilà dell’aspetto etico.

Molti imprenditori veneti si sono rivoltati contro il decreto dignità, c’è preoccupazione anche per le scelte economiche di questo governo?
Questo governo non si è insediato da molto, ma come tutti stiamo monitorando. Abbiamo appoggiato scelte come i voucher, che giudichiamo importanti in agricoltura, ma è un po’ presto per trarre conclusioni. Confindustria Veneto ha espresso delle opinioni di cui prendiamo atto, certo c’è preoccupazione ma è normale. Ma non c’è dubbio che guarderemo attentamente alle scelte di politica economica che verranno compiute.

Che effetti sperate abbia la vostra presa di posizione?
Speriamo che abbia sensibilizzato. Quello dell’immigrazione è un problema, ma non è certo l’unico, e purtroppo sono soprattutto le classi più disagiate che vengono influenzate da certi messaggi lanciati all’opinione pubblica. Bisogna forse tutti abbassare un po’ i toni, e quando dico tutti intendo soprattutto chi ha più responsabilità, perché la responsabilità, nel momento storico che stiamo vivendo, ha un valore importantissimo.

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