I trucchi del prof Savona sui conti di Impregilo

Focus

Sul ministro in pectore pesa il processo del 2009 con l’accusa di aggiotaggio prescritta l’anno successivo

Il forte pressing della Lega disposta anche a far saltare tutto pur di averlo nell’esecutivo ha portato alla fine Paolo Savona a ricoprire il ruolo di ministro per gli Affari europei, ma secondo il regolamento del Movimento 5 stelle (quando applicato) non gli avrebbe permesso nemmeno di far parte di una lista elettorale.

Quella macchia risalente al 2009 – in altre circostanze – sarebbe costata cara al professore. All’epoca Savona era presidente di Impregilo ed è proprio di quell’anno la richiesta da pare dell’economista di trovare “un poco di utile da qualche parte”, come si legge in un appunto lasciato a un collaboratore. In sostanza, una richiesta di manipolare i dati.

Nel 2009, anno del processo con l’accusa di aggiotaggio e falso in bilancio, parlando di quella nota, il giudice scrive che “l’imputato manifestava l’intenzione di migliorare l’indice di bilancio dal 5% al 5,2%, migliorando così il risultato operativo da 107,5 a 112,8 milioni”.

Ma non si tratta dell’unico caso di aggiotaggio. Risale sempre al 2003 la comunicazione di messa in liquidazione di Imprepar nella quale si leggeva che il bilancio di liquidazione della società controllata “chiuderà sostanzialmente in pareggio”. Informazione che però non corrispondeva al vero, dal momento che i dati erano negativi e non positivi come dichiarato da Savona e l’amministratore delegato Piergiorgio Romiti.

Si legge su La Repubblica:

Ma non è tutto. Il giudice punta infatti il dito contro «la sopravvalutazione dei crediti verso lo Stato iracheno (120 milioni di euro al 31 dicembre 2003, mentre l’anno precedente, causa embargo, la posta era stata valutata solo 60 milioni). Tale valutazione non teneva conto del perdurare dello stato di guerra in quel paese». Così, mentre per il liquidatore i crediti realizzabili da Imprepar (che aveva costruito la diga di Mosul) erano appena di 61,2 milioni, nella comunicazione mandata da Savona e Romiti alla Consob quei crediti erano «pari all’intero valore nominale di 120 milioni».

Parole pesanti quelle della Procura di Milano su Savona che alla fine è uscito dalla vicenda nel 2010 con la prescrizione del reato di aggiotaggio (mentre Impregilo venne prosciolta dalla responsabilità degli “illeciti commessi dai suoi vertici”). Restano, in ogni caso, sul “curriculum” del professore delle forti accuse di notizie false, frode e manipolazioni di dati. Insomma, non proprio un buon biglietto da visita per una persona che si appresta a ricoprire il ruolo di ministro e che avrebbe dovuto guidare – e solo grazie a Mattarella alla fine non è stato così – il dicastero di via XX Settembre.

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