Il grido di Francesco: “Guardatevi dalle organizzazioni maestre di vendetta”

Focus

Il senso dell’incontro di papa Bergoglio con le famiglie rom e sinti all’indomani dei fatti di Casal Bruciato

L’assedio di Casal Bruciato alla famiglia rom, le urla, lo spavento, l’aggressione, sono finiti pure sulla prima pagina dell’Osservatore romano, il quotidiano della Santa Sede; e non poteva essere diversamente vista la partecipazione con cui Papa Francesco ha seguito la vicenda. Si leggeva sul quotidiano vaticano: “Tensione, insulti. E orribili minacce all’incolumità fisica e alla dignità di una famiglia. È quanto è avvenuto ieri a Roma, nel quartiere di Casal Bruciato, dove appunto un nucleo familiare di etnia rom, con molti bambini, proveniente dal degradato campo nomadi di ‘La Barbuta’ e legittimi assegnatari di un alloggio popolare, al loro arrivo nella nuova abitazione sono stati accolti da un comitato misto di residenti e facinorosi, capeggiati da esponenti dell’organizzazione di destra CasaPound”. “I manifestanti  – proseguiva il testo – hanno rivolto frasi gravissime ai rom: dal minacciato stupro nei confronti di una donna, alle promesse di morte”. La notizia riportata dal giornale della Santa Sede riveste un valore specifico: in primo luogo come testimonianza indipendente dei fatti che stanno avvenendo in Italia, una funzione quasi da ‘cronista storico’ che il quotidiano vaticano ha già ricoperto in altre fasi della storia italiana ed europea; in seconda istanza non va dimenticato che l’Osservatore romano è una testata che ha comunque una rilevanza internazionale per il suo legame col Vaticano e la Chiesa universale e che rappresenta cioè una finestra sul mondo.

Giovedì, poi, Papa Francesco ha incontrato alcune centinaia di rom e sinti in Vaticano. Fra le varie cose che ha detto va sottolineato un tema specifico sollevato in relazione al rischio che dai dissidi, dai conflitti, nascano rancori feroci ai quali non bisogna cedere. “In Italia  – ha detto Francesco – ci sono organizzazioni che sono maestre di vendetta. Voi mi capite bene, no? Gente che è capace di creare la vendetta, di vivere nell’omertà: questo è un gruppo di delinquenti; non la gente che vuole lavorare”. Ogni riferimento a organizzazioni politiche, a partiti o quant’altro è certamente puramente casuale.

Di certo Francesco, come capo della Chiesa cattolica, e nel caso in questione in qualità di vescovo di Roma, ha deciso di non abbandonare i più deboli – la famiglia rom che poi ha incontrato di persona – ma al contempo ha cercato di non lasciare sola e priva di una guida morale l’intera comunità della città di Roma, ponendo con la sua stessa figura e il suo alto magistero, un argine al degrado sociale, alla disumanizzazione, alla rottura della convivenza civile che è base di un sistema democratico. Al medesimo tempo è diventato modello visibile per le istituzioni che pure stavolta lo hanno imitato. “È vero – ha affermato poi  Francesco di fronte a rom e sinti accorsi in Vaticano – ci sono cittadini di seconda classe, è vero. Ma i veri cittadini di seconda classe sono quelli che scartano la gente: questi sono di seconda classe, perché non sanno abbracciare”. Così dicendo, Bergoglio ha capovolto l’assunto narrativo prevalente e dominante: il cittadino di serie b non è il povero, l’offeso, è quello che eticamente si pone un gradino sotto la civiltà, che fa del razzismo e dell’esclusione il suo orizzonte di vita.

Il magistero del Papa degli ultimi anni – quello dedicato alle periferie, agli ultimi – si è dunque incarnato anche in questa vicenda di Casal Bruciato, nell’incontro che il Papa ha avuto poi con la famiglia Omerovic (questo il nome del nucleo familiare di origini bosniache) regolarmente assegnataria di un’abitazione dopo anni di attesa. La credibilità del Pontefice sta in realtà nell’aver invitato governanti e organismi internazionali, per tutto il pontificato,  a porre al centro delle agende politiche, delle priorità economiche, le condizioni di vita di quanti vivono ai margini delle società o costituiscono il cuore di intere nazioni alle prese con gravissime crisi economiche, politiche e militari. Prima le persone, insomma, e ancora di più, prima i poveri. Lo stesso discorso il Papa ha fatto all’Europa, all’Occidente, rivolgendo il suo sguardo alle periferie urbane e sociali, ai migranti, alle minoranze che diventano capri espiatori nel diffondersi di malesseri inquietudini dovute alla mancanza di lavoro, alla restrizione delle tutele del welfare, ai timori per il futuro.

La lettura di Francesco supera però il populismo e il nazionalismo e invoca un nuovo umanesimo cristiano che si intreccia e si accompagna con l’affermazione de diritti fondamentali dell’uomo, con la democrazia, la sussidiarietà, la partecipazione alla vita politica e civile di credenti e non credenti, la valorizzazione delle differenze. Per questo insieme di ragioni la sua leadership è detestata dai capi dell’estremismo nazionalista, antidemocratici per istinto o programmaticamente (come l’ungherese Vikton Orban che teorizza il superamento dei principi liberali e democratici).

Commentando il recente viaggio del Papa in Bulgaria e Macedonia, l’Osservatore romano ha scritto: “Oggi nel cuore dell’Europa si aggira un Papa che ha scelto il nome di Francesco e pone all’uomo occidentale la domanda sulla direzione da intraprendere, sapendo bene che la storia non è ancora stata scritta una volta per tutte ma è sempre aperta alla novità dello Spirito che rinnova tutte le cose, anche i vecchi continenti”.

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