Il miracolo di Abu Dhabi. Il Papa rivendica i diritti dei cristiani

Focus

La svolta di Bergoglio rivendica piena dignità dei diritti umani nei Paesi arabi

Cittadini e non più sudditi tollerati e protetti dal potente di turno, pari diritti per le donne, scambio di conoscenze e culture fra oriente e occidente. Sono questi tre punti chiave del documento firmato ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, da Papa Francesco e dal grande imam di Al Azhar (principale centro sunnita di studi religiosi del Cairo) Ahamad al-Tayyib. Il titolo del testo suona un po’ altisonante, è infatti dedicato alla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la convivenza comune”, e tuttavia il contenuto segna una svolta rispetto alle tradizionali intese fra leader religiosi cristiani e musulmani nelle quali soprattutto si stigmatizzava il fondamentalismo e l’uso sciagurato della fede per fomentare guerre e ingiustizie.

Il documento va molto oltre e ridefinisce il ruolo e la posizione dei cristiani e delle altre minoranze in tutto il mondo arabo musulmano, riconoscendo in modo definitivo il criterio della cittadinanza come l’unico in grado di garantire eguali diritti e doveri di ciascuno; non più quindi una tolleranza su base etnica o religiosa, ma una convivenza fondata sulla legge e sul rispetto di ogni individuo. “Il concetto di cittadinanza – si legge nel passaggio più importante del testo – si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia”. “Per questo – si afferma – è necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità; esso prepara il terreno alle ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli”. C’è anche, e non va sottovalutata, una reciprocità che tocca  pure le comunità musulmane in Europa: nessuno può essere giudicato o discriminato in base al proprio ‘gruppo’ di appartenenza.

Il pieno riconoscimento del primato dei diritti umani e civili costituisce una svolta in un Medio Oriente dominato troppo spesso da regimi autoritari. Nel testo si certifica la prima netta rottura con una lunga tradizione che ha visto le comunità cristiane sottomesse e tollerata dai potenti di turno nei vari Paesi arabi e poi alleate – in ragione della protezione loro offerta – con dittature e regimi definiti ‘eufemisticamente’ laici. I casi più clamorosi sono quelli della Siria di Bashar al Assad, dove la leadership ecclesiale cristiana ha scelto la fedeltà a un regime sanguinario di fronte al dilagare dell’Isis,  c’è poi l’Egitto di Al Sisi, dominato dai militari, paese in cui è forte e antichissima la presenza dei cristiani appartenenti alla Chiesa copta.

In questa partita il fondamentalismo e gli autocrati – laici o religiosi – hanno giocato la stessa partita reggendosi l’un l’altro, alimentando a vicenda le paure e il terrore nella popolazione, sottomettendo così i cristiani e altri gruppi etnici e religiosi e avvertendo, al contempo, il resto della popolazione su chi comandava e con quali mezzi. Stretti fra crisi economica, distruzioni, conflitti e paura, i cristiani  – come molti altri loro concittadini – hanno lasciato i paesi del Medio Oriente, la grande preoccupazione della Santa Sede, ora, è che nella terra in cui il cristianesimo ebbe origine, non resti più una presenza cristiana autoctona, araba.

Il documento firmato negli Emirati Arabi Uniti, è inoltre – per il mondo musulmano – un tentativo indiretto ma ben preciso, di far avanzare il riformismo islamico oltre l’opzione soffocante fra moderati e fondamentalisti (ma tutti conservatori). In questo senso l’altro riferimento che conta è quello alle donne quando si afferma, fra le altre cose: “si devono interrompere tutte le pratiche disumane e i costumi volgari che umiliano la dignità della donna e lavorare per modificare le leggi che impediscono alle donne di godere pienamente dei propri diritti”. Il Papa, infine, nel corso della messa conclusiva celebrata ad Abu Dhabi lunedì mattina, ha parlato di San Francesco e dei Saraceni; 800 anni fa infatti, nel 1219, San Francesco si incontrò con li sultano d’Egitto nel bel mezzo delle Crociate.  “San Francesco – ha ricordato il Papa – ricordò che il cristiano parte armato solo della sua fede umile e del suo amore concreto”. Nel segno del santo di Assisi il Papa proseguirà a marzo il suo pellegrinaggio nel mondo arabo visitando il Marocco.

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