Il Cristianesimo ai tempi di papa Francesco

Focus

Recensione del libro a cura di Andrea Riccardi. Quanto resterà del pontificato di Francesco nella storia della chiesa e come il cristianesimo sta mutando

Il cristianesimo al tempo di papa Francesco” (Laterza editore, Euro 22), a cura di Andrea Riccardi non è uno dei tanti libri usciti sull’ultimo Pontefice. Ma, appunto dal titolo, è un volume che sotto la curatela del fondatore della Comunità di Sant’Egidio rovescia i termini della questione, pur tenendo da conto il governo della Chiesa da parte di Bergoglio, puntando su una panoramica organizzata ed argomentata dello stato di salute del cristianesimo e della cattolicità sul pianeta.

La questione cardine resta comunque binaria: quanto resterà del pontificato di Francesco nella storia della chiesa e, soprattutto, come il cristianesimo sta mutando, se sta cambiando, sotto il magistero bergogliano ? “E’ aperta la domanda – scrive Riccardi nel suo intervento – su quanto il tempo di papa Francesco inciderà nella storia di lungo periodo del cattolicesimo. L’aspettativa dei settori più critici è che il suo pontificato rappresenti una parentesi. Tuttavia è una stagione intensa, che può dar luogo ad un profondo cambiamento: non sarà facile ritornare al passato” (p.22).

E in ragione di ciò sempre Riccardi si chiede: “Riuscirà papa Francesco? Questa è la grande domanda. Per rispondervi, non bisogna guardare solo a lui, ma ai diversi segmenti della Chiesa del XXI secolo. Infatti, il rischio vero è che l’osservazione si fermi sul papa e si dimentichino le miriadi di attori del cattolicesimo globale, che lui stesso ha provveduto a liberare e animare” (p. 23).

E l’analisi del libro attraverso l’apporto di studiosi di livello mondiale si allarga su tutto il globo, sullo stato del cristianesimo a diverse latitudini. Partendo dal retroterra sudamericano e argentino il prof. Gianni La Bella, ad esempio, ricorda come la “teologia del popolo”, che Bergoglio sta perseguendo, nasca dal continente sudamericano, per cui: “La Chiesa non deve essere una piramide impostata verticisticamente, costruita come sovrapposizione stratificata delle sue varie componenti. Questa ideologia pensa il popolo come un soggetto collettivo e un luogo ermeneutico in cui leggere i segni dei tempi, e la pietà popolare come un luogo teologico per pensare la fede” (p. 55).

Una riflessione importante che ci dice tanto su come e su quali fondamenta si sviluppi il pensiero dell’attuale Pontefice. Così come Elisa Giunipero nell’ambito di una riflessione sullo stato del cristianesimo in Cina fa presente come: “Nella visione «poliedrica» del mondo di papa Francesco, la Cina non è una periferia lontana su cui estendere gradualmente l’influenza del cristianesimo, ma un luogo che può irradiare cultura e contribuire alla pace” (p. 78).

Kasper ci conduce altresì un po’ nel cuore della pastorale di Bergoglio e cioè la conversione e la misericordia: “Il dialogo è un mutuo arricchimento e, come lo definisce papa Francesco, un camminare insieme. Nel camminare insieme, un lasciarsi guidare dallo Spirito, che è sempre lo Spirito di Cristo e che, al contempo, è sempre sorprendente. Ciò esige una disponibilità alla conversione, non solo degli altri, ma in primo luogo di noi stessi, una conversione non solo personale, ma anche pastorale, e una conversione dell’episcopato e del papato” (p. 118).

Interessante il saggio in cui, Morozzo della Rocca, affronta la Santa Sede come soggetto internazionale, chiedendosi se sia ancora tale, e in che misura, e se, soprattutto, abbia un ruolo da giocare nel consesso delle nazioni. E nel raffronto fra Montini e Bergoglio osserva come i due: “Hanno in comune una marcata tensione pastorale, una volontà d’incidere negli scenari internazionali, un medesimo ardimento intellettuale, ma sono anche molto diversi. Montini, principe riformatore, non aveva carisma di comunicazione popolare, e la sua onestà intellettuale lo colmava di scrupoli. Bergoglio, meno aristocratico intellettualmente, profeta più che uomo di progetto, è un grande comunicatore, psicologicamente a suo agio nei contesti più diversi. Per entrambi, tuttavia, la politica è un’arte in cui cimentarsi, senza pregiudizi per la dimensione spirituale” (p. 182).

Il mondo si sta modificando (e non sempre per il meglio) e il cristianesimo con esso, sia come consistenza che come capacità di mobilitazione (interessante il contributo di Massimo Faggioli sui laici nella chiesa di Francesco). Francesco comunque non perde di vista, nel mondo che muta e nella chiesa che cambia, il ruolo e il compito fondamentale di quest’ultima, in special modo nei confronti dei poveri e dei più in difficoltà. Puig i Tàrrech ci rammenta, citando il Cardinal Lercaro (su cui il regista e documentarista Lorenzo K. Stanzani ha prodotto un bel documentario uscito in questi giorni dal titolo “Secondo lo Spirito”), come: “Il mistero di Cristo nella Chiesa sempre è stato ed è, ma oggi è particolarmente, il mistero di Cristo nei poveri […] l’annuncio dell’evangelo ai poveri” (p. 276)

In ragione di ciò lo stesso autore annota come: “«La Chiesa dei poveri», auspicata da papa Giovanni, diventa, con papa Francesco, «la Chiesa povera e per i poveri» (p. 298), e quindi come la povertà rappresenti uno dei temi cardine dell’episcopato: “Francesco è un defensor pauperum e ha mostrato un suo impegno personale per i rifugiati (viaggio a Lampedusa, corridoi umanitari), per i senza tetto, per i bambini maltrattati e sfruttati oppure vittime di abusi, per i malati, per i giovani disoccupati, per le donne in schiavitù” (pp. 303 – 304).

Una cultura dell’incontro strettamente connessa con la coltura della misericordia, cui Bergoglio ha dedicato un Giubileo, secondo Puig i Tàrrech. E la ricezione del pontificato sarà dovuta alla ricezione della dottrina evangelica sui poveri, a giudizio del teologo
catalano.

Resta comunque sottesa a tutto il volume la domanda che Giovagnoli si pone nella postfazione del volume: “Al nome di Francesco si è legata infatti l’aspettativa di un grande cambiamento nella Chiesa cattolica, forse la più grande dopo quella suscitata dal Vaticano II” (p. 364).

L’ interrogativo se il papa riuscirà nel suo intento rimane in qualche misura sospeso, questo libro gli va incontro, come ricordato all’inizio, con la sapienza dello studio e dell’indagine storica, sociale e religiosa all’interno del più complesso schema dello stato di salute della religione cattolica nel mondo, dei suoi valori, della sua dottrina, della sua capacità di apostolato e di incontro con i più poveri, i più in difficoltà, e con altri popoli di diverse religioni. E con la sua capacità di sanare, dove possibile, le “ferite” vecchie e nuove che periodicamente si manifestano sul corpo della chiesa stessa e su quello della società come alveo del bene comune e delle persone nella loro unicità di essere umani, con pregi e difetti, ricchezze e debolezze.

Una considerazione me la sento di proporre comunque. A mio parere il pontificato di Bergoglio ha tratti in continuità con i precedenti, anche con quello che lo ha anticipato (e che sembra molto distante) come è stato quello di Ratzinger, certo però ha la capacità, attraverso una stile comunicativo, che non è solo metodo ma anche contenuto, di indirizzare queste continuità verso un senso di ascolto e di maggiore accoglienza, facendo di qualcosa che si pensava sclerotizzato una risorsa cui va dato un nuovo margine di manovra, pur nella considerazione del passato.

Allo stesso tempo è un pontificato innovatore, in cui la tenda della chiesa (per usare una metafora dello stesso papa) si è aperta e si è areata, facendo sentire soprattutto gli esseri umani meno soli con i loro errori, e con i loro pregi, e soprattutto ribadendo, con forza, che la Parola è una Parola che salva, che redime, che guida, che consola e che non giudica. Ecco forse questo è il segreto e il messaggio per cui la Chiesa, anche nel suo governo temporale (terreno sui cui Francesco si è inoltrato con grande coraggio e fermezza, tanto da far lievitare un dissenso aspro, rancoroso e opaco), dopo Bergoglio non sarà più la stessa, ma sarà, se possibile, ancor più bella e guida delle genti.

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