Papa Francesco: “Auspico rinascita spirituale e morale di Roma, città dei ponti mai dei muri”

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Il pontefice si è affacciato dal balcone sui Fori insieme alla sindaca, poi il colloquio privato

Roma “è un organismo delicato, che necessita di cura umile e assidua e di coraggio creativo per mantenersi ordinato e vivibile, perché tanto splendore non si degradi, ma al cumulo delle glorie passate si possa aggiungere il contributo delle nuove generazioni, il loro specifico genio, le loro iniziative, i loro buoni progetti”. Con queste parole il Papa si è rivolto all’Amministrazione capitolina durante la sua visita in Campidoglio.

La “Città eterna”, ha detto il Pontefice, “è come un enorme scrigno di tesori spirituali, storico-artistici e istituzionali, e nel medesimo tempo è il luogo abitato da circa tre milioni di persone che qui lavorano, studiano, pregano, si incontrano e portano avanti la loro storia personale e familiare, e che sono nel loro insieme l’onore e la fatica di ogni amministratore, di chiunque si impegni per il bene comune della città”.

Anche la città di Roma con le sue periferie periferie ha visto “l’arrivo, da tanti Paesi, di numerosi migranti fuggiti dalle guerre e dalla miseria, i quali cercano di ricostruire la loro esistenza in condizioni di sicurezza e di vita dignitosa”. Davanti alle sofferenze e alle attese di queste persone “Roma sia città dei ponti mai dei muri” ha chiesto Papa Francesco con una significativa aggiunta al discorso da lui pronunciato nell’Aula Giulio Cesare in Campidoglio.

“Roma, città ospitale, è chiamata – ha spiegato – ad affrontare questa sfida epocale nel solco della sua nobile storia; ad adoperare le sue energie per accogliere e integrare, per trasformare tensioni e problemi in opportunità di incontro e di crescita”.

“Tutti – è stato l’appello lanciato dal Papa – si pongano al servizio del bene della città e delle persone che la abitano, specialmente di quelle che per qualsiasi ragione si trovano ai margini, quasi scartate e dimenticate o che sperimentano la sofferenza della malattia, dell’abbandono o della solitudine”.

In proposito Francesco ha ricordato il Convegno ecclesiale voluto 45 anni fa da Paolo VI, che ebbe per titolo: “Le responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di carità e di giustizia nella Diocesi di Roma”, meglio noto, ha aggiunto, come il Convegno “sui mali di Roma”. “Esso – ha sottolineato il Papa che ha canononizzsto Montini – si impegnò a tradurre in pratica le indicazioni del Concilio Vaticano II e consentì di affrontare con maggiore consapevolezza le reali condizioni delle periferie urbane, dove erano giunte masse di immigrati provenienti da altre parti d’Italia”.

“Oggi – e stato l’auspicio di Papa Bergoglio – quelle e altre Roma, fecondata dal sangue dei Martiri, sappia trarre dalla sua
cultura, plasmata dalla fede in Cristo, le risorse di creatività e di carità necessarie per superare le paure che rischiano di bloccare le iniziative e i percorsi possibili. Questi potrebbero far fiorire la città, affratellare e creare occasioni di sviluppo, tanto civico e culturale, quanto economico e sociale”.

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