Il Papa in Marocco: no proselitismo, ma dialogo interreligioso

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All’indomani del grande evento mediatico del Papa in Marocco, ospite del re Mohammed VI, incontriamo don Taddeo, un africano del Congo, che da 6 anni conduce la parrocchia di Marrakech

All’indomani del grande evento mediatico del Papa in Marocco, ospite del re Mohammed VI, incontriamo don Taddeo, un africano del Congo, che da 6 anni, interrotti da un periodo di due anni dedicati a un corso di missiologia presso l’Università Gregoriana, conduce la parrocchia di Marrakech.

Sul portone della chiesa campeggia ancora una comunicazione: “Domenica 31 marzo non ci saranno celebrazioni religiose. La comunità cristiana si reca a Rabat ad incontrare Papa Francesco”.

Don Taddeo ci accoglie pieno di gioia: “L’evento appena trascorso ha dato un grande valore alla comunità cristiana del Marocco. È stato entusiasmante incontrare il Santo Padre”.

Gli chiediamo di illustrarci come si articola la Chiesa cattolica in Marocco.

“Due diocesi: Rabat e Tangeri, 35 parrocchie, 50 parroci, 25.000 fedeli, un piccolo gregge”, ci sintetizza don Taddeo. “Una chiesa attiva e impegnata sul fronte sociale. In molte parrocchie c’è una Caritas che si occupa di donne e bambini bisognosi. Recentemente nelle città più importanti, come Marrakech, Agadir, Meknes, Rabat, Casablanca, Fez, le Caritas hanno aperto dei centri con lo specifico compito di aiutare i migranti che sono sempre più numerosi e in difficoltà”.

Come aiutate i migranti?

“I problemi della migrazione richiedono competenze specifiche. Loro ci chiedono denaro per i trasporti, ma noi non possiamo dare loro denaro per muoversi da una città all’altra. I volontari sono impegnati invece nell’ascolto e nell’accompagnamento; diamo vestiti e li facciamo curare se sono malati. Inoltre, se ce lo chiedono, li aiutiamo a ritornare nel loro paese e a recuperare i documenti che servono per il rimpatrio”.

Sappiamo che la Caritas di Rabat ha anche al suo interno una scuola. I bambini che ci vanno sono cristiani o musulmani?

“Sono di tutte le confessioni, ma per lo più musulmani”.

Quando voi date questi aiuti alle famiglie e ai bambini, che tipi di reazione ci sono da parte dei musulmani, soprattutto da parte di quelli più integralisti?

“Sono riconoscenti. D’altra parte nella Caritas ci sono anche marocchini che lavorano attivamente”.

Da quali paesi provengono i fedeli che frequentano le chiese marocchine?

“Ci sono persone residenti, che vivono stabilmente in Marocco, ci sono i turisti che affollano la chiesa soprattutto nelle ricorrenze festive, ci sono fedeli che provengono dall’America e dall’Asia che vengono qui per studiare l’arabo. Molti sono i fedeli che provengono dall’Africa subsahariana. Loro cantano bene. Le corali delle grandi parrocchie sono composte da studenti africani che si ritrovano in parrocchia e cantano.
Ci sono fedeli europei che non sono più praticanti nel loro paese, ma quando vengono a Marrakech si recano in chiesa ogni domenica perché la celebrazione è molto gioiosa e il coro canta bene così per loro è una festa”.

Il Papa nell’incontro che ha fatto col clero marocchino ha molto insistito sul non proselitismo. Cosa ne pensa lei? Qual è la sua esperienza?

“Il santo Padre è tornato più volte su questo argomento. Ha detto che non siamo stati mandati in Marocco per fare proselitismo. Il Papa ci chiede di impegnarci nel dialogo interreligioso. In questo ambito noi non dobbiamo essere tentati di convertire l’altro, ma orientati a capire l’altro. Tentare di convertire qualcuno vuol dire negare la sua fede e questo è uno sbaglio. Bisogna invece rispettare chi è di un’altra religione e insieme cercare la promozione umana. Noi cattolici siamo una piccola comunità in un paese musulmano e dobbiamo cercare di vivere nella pace”.

Secondo lei perché proprio qui in Marocco, il Papa ha detto più volte che bisogna evitare il proselitismo?

“Anch’io mi sono chiesto se è stato un messaggio che proveniva dal suo cuore o se ha visto che c’è stato un cammino sbagliato che ha voluto
stigmatizzare. Ci sono molti marocchini che vengono a esprimermi il loro desiderio di diventare cristiani. Quando loro vengono io devo fare di tutto per scoprire le vere ragioni della richiesta e poi devo essere molto prudente”.

Veramente ci sono molti marocchini che chiedono di convertirsi al cristianesimo?

“Si ce ne sono tanti. I protestanti non si fanno problemi. Loro li accettano senza tanti scrupoli, ma noi cattolici ci muoviamo con prudenza, perché c’è stato un tempo in cui tutta la Chiesa ha sbagliato. Noi dobbiamo fare un cammino di dialogo, perché solo col dialogo è facile capire l’altro ed è più facile cercare la pace”.

Con quale obiettivo il re Mohammed VI ha invitato il Papa?

“Il re del Marocco ha invitato il Papa perché è molto impegnato nell’ambito del dialogo interreligioso e si sta muovendo perché le tre religioni monoteiste possono convivere nel suo paese nella pace. In sintonia con questi obiettivi il Papa ha richiamato i cristiani affinché non intraprendano il proselitismo in quanto questo è uno sbaglio nel cammino del dialogo per vivere insieme e trovare la pace”.

 

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