Il paradosso della demagogia

Focus

Le forze politiche democratiche per contrastare quelle demagogiche dovrebbero provare a rompere l’isolamento-assedio del singolo, lavorando accanto ad altri per valorizzare l’idea di pluralità

Il populismo, nella sua essenza, consiste nel contrapporre élite e popolo, concepito come omogeneo (se non monolitico), caratterizzato da propositi, interessi e sentimenti comuni. Esso, quindi, è agli antipodi rispetto all’idea di pluralità.

Eppure viviamo, da un lato, nella società dell’individualizzazione, della frammentazione, dall’altro in quella delle varie e multiformi comunità, tanto che diviene difficile persino parlare di popolo e si preferisce talora ricorrere al vocabolo moltitudine.

Qui è il paradosso della demagogia odierna: forti minoranze pretendono di interpretare le opinioni dei più e provano a imporle, proprio a motivo dell’estrema debolezza dei cittadini, delle loro divisioni, della loro voce flebile.

Il singolo, solo o chiuso in una sorta di nicchia (non di rado virtuale), non riesce a incidere sulla realtà, percepisce come distanti e in crisi le tradizionali forme associative, come i partiti e i sindacati, e può essere tentato di assecondare le tendenze del momento. Sulla scelta razionale prevale così quella “atmosferica”: in tal modo un “venticello” si trasforma facilmente in “uragano”.

L’individuo, poi, è frastornato da mille e mille messaggi contrastanti: quella che potrebbe rappresentare la polifonia del villaggio-mondo resta una Babele. Come se fosse deficitario il “filtro”, volto a vagliare e a discernere; quasi mancasse la capacità di tradurre, fondamentale per relazionarsi con gli altri. In tali condizioni le urla rischiano di sopraffare i discorsi, il messaggio più semplice può avere la meglio su quello più articolato. Insomma: una sorta di digiuno nell’abbondanza. Ci si ritrae, si prova a semplificare proprio in quanto tutto sembra così complesso, indefinito, indecifrabile.

Le forze politiche democratiche dunque, per contrastare quelle demagogiche, dovrebbero provare a rompere l’isolamento-assedio del singolo, coinvolgendolo, promuovendo l’inclusione, lavorando accanto ad altri (sindacati, chiese, gruppi, associazioni) per valorizzare (piuttosto che mortificare) l’idea di pluralità, le differenze, la capacità di scelta, la possibilità di esprimersi davvero e di realizzare parte delle proprie aspirazioni.

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