Leadership femminile, la lezione tedesca

Focus

Andrea Nahler a capo della SPD, ma è una storia che parte da lontano. Nessuna legge speciale ma azione congiunta dei partiti e misure sociali

La notizia della prima donna eletta a capo della Spd in oltre 150 di storia ha fatto il giro del mondo. Ma se dalle nostre parti, ancora, la novità è trattata alla stregua di un episodio di colore o poco più, la realtà dei fatti è, come spesso accade, più interessante e insieme più complessa di quanto appare.

In un momento complicato per la parità di genere in Italia, con la sinistra che ha segnato il passo alle ultime elezioni e un dibattito che proprio in queste settimane sta attraversando il Pd, è forse bene lanciare uno sguardo dalle parti di Berlino per provare a spiegare, a grana grossa, quale sia la via che ha portato i tedeschi non solo ad eleggere Andrea Nahles a capo del partito della socialdemocrazia, ma ad avere donne a capo di praticamente tutti i partiti (l’unico uomo rimasto è Christian Lindner, leader dei liberaldemocratici della Fdp), e ad avere dal 2005 una donna cancelliere.
Il tutto passando da molti anni a questa parte, manco a dirlo, per Bundestag e governi ad alta densità femminile.

La prima cosa che salta all’occhio è che ad una presenza tanto radicata, e verrebbe da dire scontata, delle donne ai vertici della vita politica si è giunti senza ricorrere ad alcuna legge speciale. Di quelle, per intenderci, che obbligano a candidare donne e che poi, se non supportate da un adeguato salto culturale, possono nascondere tra le pieghe “trucchi” come quello delle pluricandidature.

Subito sotto però, l’altra cosa che va notata è un’azione congiunta dei partiti, inaugurata nel 1986 dai Verdi e a cui subito hanno fatto seguito l’Spd prima e la Cdu e la Fdp poi. Forme di autoregolamentazione non di uno ma di tutti, dunque, che hanno dettato le regole per la parità di genere sia negli organismi direttivi che sulle candidature, producendo nel Paese l’effetto di rendere del tutto naturali le leadership femminili.

L’altro fattore cruciale che in Germania ha letteralmente liberato le potenzialità femminili sono stati poi, come è ovvio, i provvedimenti di carattere sociale, dal sostegno alla famiglia al lavoro.

Il cristallo di cui è fatto il famoso “tetto” dunque non è infrangibile e per quanto ancora molto resti da fare,  un’altra parità è possibile, a patto però, è la lezione tedesca, che si agisca con le azioni prima che con le parole, e che soprattutto lo si faccia insieme.

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