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ll lamento dei nuovi nel Parlamento bloccato: qui non c’è nulla

“Non vedo l’ora di iniziare”, diceva Giuseppe Conte. Eppure, a quasi un mese dal giuramento del suo governo, non si vede uno straccio d’inizio. Anzi Montecitorio è già andato in stand by. Una settimana di stop, prossima convocazione mercoledì 4 luglio per le interrogazioni a risposta immediata. E poi ancora fermi. Se ne riparla a metà luglio. Come ha sottolineato oggi il deputato dem Emanuele Fiano ci ritroviamo “un governo di molti annunci e zero fatti”.

Al Senato non va meglio. La prossima settimana ci sarà un po’ di movimento grazie a due decreti in scadenza varati dal precedente esecutivo Gentiloni. Altrimenti, anche là, tutto tace. Un po’ poco per il ruggente “governo del cambiamento”, non vi pare?

Dal 1° giugno si sono svolti 7 consigli dei ministri che hanno partorito solo un paio di decreti: quello contenente misure urgenti per il Tribunale di Bari e poi, l’ultimo, quello per scongiurare lo sciopero dei benzinai in rivolta per la fatturazione elettronica. Nient’altro. Il governo gialloverde si è impantanato da solo. Tra la mancanza di coperture (vedi decreto Dignità o la riforma Fornero), e la mancanza di sintonia sui provvedimenti bandiera (legittima difesa e condono fiscale, per dirne solo due).

Intanto i corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama hanno assunto un’aria piuttosto spettrale. La stragrande maggioranza dei deputati e senatori sono cambiati rispetto alle politiche del 2013 e ora si ritrovano alla prima esperienza in Parlamento senza un governo che sappia che cosa fare. Una tale indecisione che tra i parlamentari, anche di maggioranza, circola un certo nervosismo. Soprattutto di chi ha lasciato incarichi operativi molto impegnativi e si è ritrovato con le mani in mano in un Parlamento sospeso. Certo, i gruppi lavorano, almeno quelli del Pd, ma l’indirizzo del governo langue e l’attività scarseggia.

Il neodeputato Antonio Viscomi, ordinario di Diritto del Lavoro all’Università di Catanzaro e già Vice Presidente della Regione Calabria, non ha dubbi: “L’avvio della legislatura e del nuovo governo – racconta a Democratica – mettono a dura prova le aspettative iniziali di un neoparlamentare”. I nuovi arrivati non aspettano altro che mettersi al lavoro e confrontarsi con le proposte della maggioranza, le poche cose su cui sono impegnate Aula e Commissioni derivano dall’attività del precedente governo. “Inoltre – ricorda Viscomi – sui temi del lavoro, che più mi interessano, mi pare evidente che la maggioranza abbia difficoltà a definire una linea comune e dunque riduce tutto ad annuncio giornalistico, giornalmente variabile. D’altronde – sottolinea – è più facile scrivere un post che formulare una legge o elaborare politiche”.

Dello stesso tenore le considerazioni di Paolo Siani, pediatra e neoeletto della XVIII legislatura. “Non mi sarei mai immaginato una situazione simile“, ci racconta. “La mia impressione, da medico ospedaliero che lavorava molte ore al giorno, è che questo non è lavoro. In ospedale – prosegue – non c’era un orario in cui te ne andavi, finivi solo quando non ce la facevi più”. E ora? “Ora invece in Aula facciamo poco, perché purtroppo non ci convocano”.

E intanto la pausa estiva si avvicina, il governo non dà segni di vita e alla fine quello che conta saranno solo tre numeri: quattro, come i mesi passati dalle elezioni; uno, come il mese infruttuoso appena trascorso e zero, come il numero di leggi approvate finora.

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