Storie di ordinaria follia parlamentare

Focus

Dopo le forzature del presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera, il gruppo Pd decide di uscire dalla commissione

Esiste una Costituzione che tutela il diritto dei parlamentari ad emendare i testi di legge. Esiste poi un regolamento della Camera il quale afferma che possono essere dichiarati inammissibili solo emendamenti “affatto estranei” al testo in discussione.

Per il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera (seguendo in questo l’analogo precedente che credevano francamente irripetibile al Senato) il numero dei parlamentari non ha a che fare con cosa fanno i parlamentari medesimi e chi li elegge. Ciò non nome di una riforma “chirurgica” della Costituzione, concetto piuttosto restrittivo e innovativo (in peggio) rispetto all’idea di riforme parziali e omogenee.

Tutti gli emendamenti depositati dai gruppi di opposizione sono 50: se ammessi non impedirebbero di chiudere entro giovedì, di mandare il testo in Aula per lunedì 29 e di approvarlo nei primi giorni di maggio. Ma la maggioranza ha due esigenze: la prima di fare uno spot elettorale per le europee dicendo che si è completato senza modifiche il primo giro tra Camera e Senato; la seconda è che non vuole fare la brutta figura di votare No nel merito al nostro emendamento che dà finalmente il diritto di voto al Senato ai diciotto-venticinquenni. Per questo decide di forzare sull’ammissibilità.

Attenzione: quella che segue da qui in poi non è fantapolitica, è il resoconto vero dell’accaduto. Chiediamo a questo punto al Presidente di Commissione di poter presentare ricorso scritto: accolto, scadenza domani alle 16, ma nel frattempo, ci si dice, bisogna cominciare a votare lo stesso. Si può iniziare dal numero dei senatori a vita (articolo 3). Ma ha senso votare su quello se è in sospeso l’articolo 2, sul numero dei senatori? Evidentemente non è difendibile.

Il Presidente slitta allora ad una seconda proposta: votiamo gli emendamenti sul numero dei delegati regionali per l’elezione presidenziale: ma ha senso votare quel numero se sono in sospeso i numeri dei deputati e dei senatori? Evidentemente no. Il Presidente passa allora ad una terza proposta: si inizi a votare comunque i primi emendamenti all’articolo 1 che sono ammissibili. Ma ha senso se su quell’articolo pendono le contestazioni proprio sulla non separabilità dei numeri dalle funzioni? Così è se vi pare. A loro pare e a noi no. Usciamo. Ne riparliamo in Aula, col Presidente Fico e, nel caso, con la Corte costituzionale, sulla base della sua ordinanza di gennaio.

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