“La parola alla democrazia“, ecco il primo confronto tra le mozioni congressuali

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Democratica ha fatto il punto sulle mozioni congressuali con Antonio Misiani, Simona Flavia Malpezzi, Ivan Scalfarotto

Il futuro del Pd, come partito, come forza di opposizione e come baluardo al populismo. E poi le alleanze, le contraddizioni e le prospettive per il futuro. Nel primo confronto “Parola alla democrazia”  sulle #primariepd, Democratica ha fatto il punto sulle mozioni congressuali con Antonio Misiani, Simona Flavia Malpezzi, Ivan Scalfarotto.

Si parte da un obiettivo: riconquistare gli elettori delusi dal centrosinistra. “Spesso non siamo stati una comunità. – dice Scalfarotto, sostenitore della mozione di Roberto Giachetti  – Da sottosegretario ai rapporti col parlamento ho trascorso notti insonni;  dovevo verificare che votassero per noi i compagni di partito. Ecco deve valere il principio della maggioranza”.

Per Misiani, coordinatore del programma di Nicola Zingaretti, le divisioni pesano ma l’autocritica non finisce qui:  “Sono orgoglioso del lavoro svolto, ma non abbiamo fatto tutto bene. Per esempio potevamo fare di più sull’immigrazione e il reddito di inclusione andava fatto nel 2015, non nel 2018”.

Guarda il video del confronto

Malpezzi  portavoce della mozione di Maurizio Martina rivendica invece la coerenza del Pd e le misure attuate come forza di governo. Dal jobs act al reddito di cittadinanza la strada imboccata era quella giusta: “Abbiamo perso elettori perché non abbiamo raccontato con la giusta forza le misure messe in campo”.

“Il Pd del futuro deve stare da parte di chi non ce la fa” rilancia Misiani ai nostri microfoni spiegando come sarà il partito immaginato da Zingaretti. La priorità va alla questione sociale, ma bisogna dialogare con le forze del Paese disponibili.

“Quando ti siedi a tavola con i populisti il tuo posto è nel piatto” ammonisce Scalfarotto chiarendo il ruolo del Pd come partito di opposizione: “Dobbiamo avere una proposta politica chiara e netta”.

Malpezzi rivendica “il Pd è un argine per la deriva culturale di questo governo che rischia di modificare l’assetto democratico”. E aggiunge: “Il Pd ha una vocazione maggioritaria: dobbiamo essere un modello che catalizza i buoni modelli per il Paese”.

Per tutti comunque il richiamo più sentito è quello della partecipazione. Le primarie del Pd sono primarie aperte e il popolo democratico il 3 Marzo dovrà farsi sentire.

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