Parole di generAzione: un nuovo coraggio

Focus

Le proposte del seminario giovanile di domenica 6 maggio

Accoglienza-solidarietà-diritti

I valori di accoglienza, solidarietà e diritti devono continuare a essere il perno del lavoro del PD dei prossimi anni. Essi vanno coniugati con il bisogno di protezione e sicurezza che emerge dai cittadini, e in particolare dalle donne che vivono di più un senso di paura e insicurezza. La riforma della cittadinanza, ma anche una nuova idea di scuola nel nuovo millennio, il diritto alla casa, l’inclusione sociale dei diversi soggetti fragili, i migranti che trovano ospitalità in Italia: sono temi su cui il Partito Democratico deve essere in grado di creare grandi campagne di opinione che rimettano al centro la persona, la sua dignità e il vantaggio che deriva da una società globalizzata aperta e inclusiva. I giovani variamente impegnati nel volontariato, nell’associazionismo, nelle ONG e nelle altre realtà che operano in questi settori possono svolgere un ruolo fondamentale nel far emergere la concretezza e le opportunità del mondo nuovo.

Caterina Conti (Segreteria Nazionale dei Giovani Democratici, componente della Direzione nazionale Pd)

Partecipazione

È una parola significativa che, in politica, può essere declinata in vari modi. Partecipazione come senso d’appartenenza: i partiti sono luoghi di convivenza e bisogna sentirsi parte di una comunità, consapevoli che l’interesse del gruppo viene sempre prima delle ambizioni del singolo. Partecipazione come proposta: è finita l’epoca dei tatticismi, nel Pd si deve lasciar spazio alla proposta, alla presa di posizione su temi importanti, individuando un forte messaggio da veicolare ed una chiara identità. Partecipazione come primato della politica: troppo spesso si demanda il ruolo della politica a figure esterne, svilendo così l’importanza della militanza. Partecipare significa anche vivere rapporti umani e un partito politico, prima di tutto, si vive. Viviamoci, dunque, di più ed escludiamoci di meno.

Marco Schirripa  (componente della Direzione nazionale Pd)

Futuro

C’è il futuro dell’intelligenza artificiale, dell’internet delle cose, dello sviluppo a emissioni zero, dei grandi sistemi urbani interconnessi, finanche della capacità di intervenire sul codice genetico. D’altra parte c’è il futuro delle diseguaglianze intollerabili, del cambiamento climatico e di migrazioni ingovernate, delle corporation che si impongono sugli Stati e delle autocrazie che si affermano sulle democrazie. Tra i due scenari, c’è lo spazio della politica, intesa come governo della complessità. Eppure la politica ha rinunciato al futuro, asfittica e immersa nella gestione del presente. Succede quando si perdono capacità di ascolto, strumenti di analisi e un portato di idealità su cui basare programmi di governo. Da qui bisogna ripartire perché la politica sia artefice dell’avvenire, valorizzando il patrimonio di impegno di una generazione che di futuro migliore ha ansia.

Michele Masulli (presidente dei Giovani Democratici)

Formazione

Il diritto allo studio oggi deve affermarsi come diritto universale a un’istruzione secondaria di qualità e a un percorso di formazione complessiva della persona che non conosca limiti di età o di incompatibilità con incombenze professionali e familiari e che si avvalga anche del supporto di strumenti di strumenti di didattica innovativa, quali le piattaforme di eLearning. Anche e soprattutto questo vuol dire essere di sinistra: combattere le diseguaglianze mettendo lo sviluppo tecnologico al servizio dell’essere umano “per portare avanti chi è nato indietro”.

Se è evidente che l’Italia non può rassegnarsi alle facili profezie di jobless growth, è anche vero che la risposta alle trasformazioni del lavoro passa per la creazione di nuove competenze e per un ripensamento della formazione professionalizzante. La globalizzazione non è né un miracolo né una tragedia: è una sfida, che una Repubblica fondata sul lavoro deve vincere.

Giulia Iacovelli (Coordinatrice Nazionale di Futuredem)

Innovazione

Il successo del populismo deriva da una progressiva incapacità della politica di fornire risposte ai problemi concreti dei cittadini. È il momento di ripartire dall’innovazione per ridurre le diseguaglianze e premiare il merito tornando ad essere protagonisti del cambiamento.

In questi anni, viaggiando con la Fondazione Cultura Democratica per promuovere un modello di democrazia partecipativa aperta, ho imparato che la sfida principale per i riformisti consiste nell’aprirsi completamente, rinnovando gli strumenti di partecipazione civica e politica.

Ora che il Partito democratico deve rigenerarsi, è il momento che la nostra generazione lanci una proposta politica d’innovazione, dando concretezza alle parole con la forza dell’idealità, la bellezza di un pensiero autentico ed il coraggio dell’azione.

Federico Castorina (presidente della Fondazione Cultura Democratica)

Cittadinanza

La mia parola di generAzione è “cittadinanza”.

Non il legame tra Stato e persona, con diritti e doveri, ma l’avere e il dare: dal rispetto della Patria al dovere del voto. Noi Millennials abbiamo portato avanti con successo la battaglia per riportare l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, perchè la “cittadinanza” aveva perso ogni valore. Lo crediamo un investimento su cui impegnarci oggi, a fronte della mancanza dilagante di rispetto per l’altro e per la diversità di opinioni. La “cittadinanza” non deve più essere barriera ma elemento di integrazione secondo principi di fraternità, accoglienza e cultura universale. “Cittadinanza” come “partecipazione”. La nostra generazione è immobile, non partecipa alla vita attiva del Paese. Tocca a noi far capire ai giovani che ognuno può diventare protagonista. È giunta l’ora di lavorare tutti insieme, progettando e condividendo una proposta di politica formativa che educhi alla partecipazione e combatta il disinteresse sui temi della “cittadinanza”, con i giovani protagonisti e stando insieme a loro sui territori.

Arianna Furi  (progetto Millennials, componente della Direzione nazionale Pd)

Europa

Le nuove generazioni sono nate o cresciute senza guerra in casa e con il processo di integrazione europea già molto avanzato. Il rischio più grande per loro è quello di considerare opportunità e aspetti positivi come acquisiti per sempre e in qualche misura darli per scontati, addebitando invece all’”Europa matrigna” le difficoltà nella gestione della crisi sociale e delle nuove sfide poste dalla globalizzazione.

La maggioranza dei giovani ha una naturale predisposizione a sentire di avere un destino comune con gli altri Europei: per riempirla di significato culturale e politico è necessario passare da formule distanti a soluzioni concrete, come ad esempio la previsione nel bilancio dell’Unione di una indennità di disoccupazione europea per chi perde il lavoro.

Il Pd può svolgere un ruolo fondamentale, ponendosi come il perno di una nuova alleanza di forze europeiste, che parta dai soggetti che si riconoscono nel PSE per allargare da Macron a Tsipras.

Davide Ragone (presidente di Futuredem, componente della Direzione nazionale Pd)

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