Come rispondere alla rabbia dei pastori sardi

Focus

Il premier Conte viene a fare campagna elettorale sulla pelle dei pastori sardi invece di mettere a disposizione della Sardegna i 25 milioni del fondo ovicaprino

Non è la prima volta che la rabbia dei pastori sardi sfocia in azioni clamorose. Il latte versato sull’asfalto dalla “Carlo Felice” ricorda da vicino l’analoga protesta del 2010 e, per certi versi, gli agnelli gettati dai camion davanti al palazzo della Regione a
Cagliari.

Ma stavolta, a pochi giorni da un turno elettorale regionale di grande importanza politica, c’è il tentativo di andare oltre la sterile protesta del falò in pubblico dei certificati elettorali, pratica che ha sempre avuto effetti praticamente nulli sull’esito stesso della protesta. Stavolta i pastori si dicono pronti a presidiare i seggi di tutta l’Isola per impedire che la consultazione abbia luogo, e sembrano decisi a mettere in atto la minaccia.

Un prezzo di vendita di poco meno di 60 centesimi per un litro di latte di pecora appare davvero poca cosa di fronte ai costi di
produzione (circa un euro al litro), e soprattutto se raffrontati al prezzo di vendita dei prodotti lavorati come il formaggio che, per certe varietà e in alcune catene commerciali milanesi raggiungono e superano i 24 euro il chilo.

Una protesta, quella dei pastori diretta contro gli industriali trasformatori del latte di pecora ma anche contro le cooperative del settore, che ha varcato il mare conquistando le prime pagine dei quotidiani e l’apertura dei sommari dei TG, ma anche l’attenzione dei tifosi del calcio, quando il Cagliari è sceso in campo a San Siro per disputare la gara di serie A con il Milan, indossando una t-shirt bianca con una scritta di solidarietà per i pastori.

Ed erano stati gli stessi giocatori rossoblù i protagonisti di un altro momento caldo della protesta qualche giorni fa allorchè, circa duecento pastori avevano fatto irruzione nel centro sportivo di Assemini quando la squadra era in allenamento sollecitando il sostegno degli uomini di Maran.

Una protesta che non si è limitata ai blocchi stradali e al versamento del latte per strada, ma ha avuto momenti di tensione quando gruppi di pastori hanno dato l’assalto ai caseifici rompendo i lucchetti ai cancelli e tentando di raggiungere i locali dove si trovano i contenitori con il latte refrigerato.

Segnalati anche sporadici assalti ai camion che trasportavano il latte verso i porti dove i mezzi si imbarcano per raggiungere il Continente. Era prevedibile che l’argomento prezzo del latte trovasse spazio rilevante nel dibattito politico, fuori e dentro l’Isola che si prepara alla tenzone elettorale regionale; a parole sono tutti d’accordo per il sostegno ai pastori.

Il deputato PD Maurizio Martina, ministro delle politiche agricole nel governo di centrosinistra non ha dubbi: “Occorre al più presto creare un fondo da 25 milioni di euro per il latte ovino e un patto di filiera sul pecorino che parta dai costi stimati”. Un
ragionamento e una proposta sposati anche da Massimo Zedda, candidato presidente del centrosinistra alle regionali del 24 febbraio: “Sul patto di filiera devono essere la Regione e lo Stato i garanti dell’intesa, e in più occorre mettere in campo incentivi per la diversificazione dei prodotti, per la destagionalizzazione della produzione e misure che rendano più facile l’accesso al credito per gli allevatori”.

E mentre Salvini non perde occasione per dire la sua, proponendo una “nuova commissione unica nazionale con lo Stato che propone un prezzo minimo di contrattazione”, la Regione è stata chiamata in causa per non avere sollecitato la dichiarazione dello stato di emergenza. Ma l’assessore regionale all’agricoltura, Pierluigi Caria, punta il dito contro il governo e contro il premier Conte che “viene a fare campagna elettorale sulla pelle dei nostri pastori, invece di mettere a disposizione della Sardegna i 25 milioni di euro del fondo ovicaprino bloccati a Roma”.

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