“Patto del Vinitaly” ancora lontano. Di Maio e Salvini non brindano

Focus

Martina avverte scherzosamente: “Vi dico una cosa: sia Di Maio che Salvini sono astemi”

Ci sono le bottiglie di vino hi tech ma anche il ritorno della pigiagura con i piedi. Ma c’è anche tanta politica al Vinitaly 2018, evento organizzato da Coldiretti. Per una strana “congiuntura astrale” nella stessa giornata saranno a Verona Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Maurizio Martina e Giorgia Meloni (e molti altri esponenti di spicco della politica italiana).

E c’è chi già parla di un “Patto del Vinitaly” che forse ci sarà, dopo il tanto rincorrersi fra il leader della Lega e quello del Movimento 5 Stelle. Un incontro che Salvini nega, nonostante l’insistenza dei giornalisti. A chi gli chiedeva se berrà un buon vino con il capo politico dei Cinquestelle, ha risposto: “Un buon vino con tutti e per tutti. Oggi porto solo omaggio agli imprenditori italiani che resistono”. Nel pomeriggio arriva anche Di Maio ma il segretario del partito di via Bellerio ha insistito: “Oggi incontro gli imprenditori, gli agricoltori e i produttori italiani”. Con Di Maio vi siete sentiti dopo le consultazioni? “No”, la risposta secca di Salvini ma, assicura, “per il governo io sono pronto”.

Lasciando intendere che il problema non è davvero la sua disponibilità: “Sono altri che non hanno deciso che vino bere” ha detto Salvini. Che si è lanciato in un consiglio enologico simbolico: “Il vino giusto per Di Maio? Uno Sforzato perché è un vino di Valtellina e perché si deve sforzare a fare qualcosa di più“.

Se il non vincitore comincia, almeno in apparenza, a spazientirsi, chi ci crede ancora è Giorgia Meloni: “Crediamo che si debba riconoscere il voto popolare con una guida di governo che spetta alla coalizione di centrodestra. Speriamo che il M5S voglia darci una mano”. E sogna ad occhi aperti: “Chissà se tra un bicchiere di vino e l’altro non si riesca a far cadere qualche veto”.

E Di Maio torna con la solita richiesta: “Vogliamo dare un’opportunità di cambiamento a questo Paese. Voglio fare un appello al senso pratico di tutti, anche al Pd: non ci si può fermare e bloccarsi su logiche politiche”. Secondo Di Maio “ci vuole senso pratico, vanno messe al centro le questioni più importanti per l’Italia, e vanno inserite nel contratto di governo e iniziare a governare”.

Nello stallo che persiste, nonostante gli ottimi fumi dell’alcool italiano, s’inserisce il Pd: “Che la politica scopra il Vinitaly è un bel segno. Non è la prima volta che il Pd è qui – ha detto Maurizio Martina – oggi è il quinto anno per me. Nel 2017 l’Italia ha fatto il record di export vitivinicolo con oltre 6 miliardi di euro. Sono orgoglioso di questo perché in questo percorso c’è anche un pezzo del nostro lavoro”.

Ma assicura, scherzando “vi dico una cosa: sia Di Maio che Salvini sono astemi”.

“Stiamo assistendo al disfacimento del centrodestra. Con le diverse posizioni espresse sulla crisi internazionale dimostrano che non c’è consapevolezza su cosa voglia dire governare il Paese”, ha insistito il segretario reggente del Pd. ”Noi abbiamo sempre detto che tocca alle forze vincenti il 4 marzo dare indicazioni chiare sul governo, e questo non sta avvenendo. Al momento – ha aggiunto – vedo grande ambiguità delle forze, questi balletti devono finire”.

Martina comunque rassicura gli altri partiti in gioco: “Noi abbiamo detto una cosa chiara: incontreremo l’eventuale incaricato quando ci sarà per confrontarci a partire dalle priorità che abbiamo indicato alle Consultazioni”.

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