Organizzazione e umanità, la cifra di Enrico Berlinguer

Focus

Berlinguer incarnava un grande apparato e, nel contempo, una grande umanità. Non solo: organizzazione e umanità erano anche la cifra del “popolo comunista”

L’organizzazione era un tratto fondamentale sia dei partiti comunisti, sia di molte forze socialdemocratiche (si guardi all’Spd), pur diversamente articolate.

Ecco: il ricordo di Mario Lavia delle drammatiche ore vissute dal Pci e dall’Italia durante l’agonia di Enrico Berlinguer ha suscitato in me alcune considerazioni. In quel partito vi era molto senso pratico. Un senso pratico volto all’azione. Nel contempo, tuttavia, la stanza del segretario era vista come un “pensatoio” (il segretario di un soggetto come il Pci non può non essere, a suo modo, un filosofo, si diceva).

Vi era poi, come è noto, un’organizzazione capillare: dal Bottegone alle “cellule”. Generalmente l’idea di organizzazione rimanda a quella di burocrazia (non a caso alcuni parlavano del “centralismo burocratico” del Pci). E i burocrati vengono di solito associati al “grigiore”, a una sorta di umanità spenta. Nulla di più distante da Berlinguer, che veniva percepito come un uomo fragile e, insieme, forte; come una persona con la “p” maiuscola, in grado di trasmettere umanità, per l’appunto, quasi incarnando l’anelito verso “una società più giusta e più umana”.

Sì, il segretario, quel segretario incarnava un grande apparato e, nel contempo, una grande umanità. Non solo: organizzazione e umanità erano anche la cifra del “popolo comunista”, con le lacrime agli occhi (come tanti altri italiani) nei giorni dell’agonia, della morte e del funerale del “segretario più amato”.

Si tratta, in fondo, di due ingredienti essenziali per una politica in grado di suscitare partecipazione e interesse; due ingredienti, naturalmente, da declinare in maniera diversa nei vari momenti storici. Siamo forse troppo disincantati per credere alla possibilità di coniugare di nuovo umanità e organizzazione, abbiamo vissuto troppe disillusioni.

Eppure la figura di Berlinguer non è sentita come estranea dai giovani: su ciò occorrerebbe riflettere. Mi piace concludere ricordando ciò che disse lo psicoanalista Cesare Musatti riguardo alle feste de l’Unità, alla tendenza a “fare le cose in grande”: non di un complesso di inferiorità si trattava, altrimenti “gli altri” non le avrebbero imitate.

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