Il Pci che non fece i conti con l’idea di egemonia

Focus

Riflessioni dopo l’anniversario del voto del 18 aprile 1948

Da un lato si tende a idealizzare il Pci, dall’altro a considerarlo come la storia di un errore. Ognuno, poi, ha in mente il “proprio” Pci: quello delle lotte sociali, ad esempio, oppure quello delle pratiche consociative.

Personalmente mi ritrovo nella metafora dell’elastico suggerita da Claudia Mancina nel suo libro Berlinguer in questione: il Pci ha dato tutto ciò che poteva, come un elastico teso al massimo. Aggiungerei però una postilla: la possibilità, negli anni Ottanta, di un confronto più costruttivo con il Psi, al fine di delineare la prospettiva di un soggetto social-riformista. I “se” e i “ma”, è risaputo, servono a poco: eppure, dopo la morte di Enrico Berlinguer, avrebbe potuto assumere il timone del partito Luciano Lama, leader popolarissimo e, insieme, riformista convinto. E forse la “sinistra tradizionale” avrebbe scritto pagine di storia inedite.

A coloro che idealizzano il Pci provo a dire: a essersi esaurita è la spinta propulsiva di tutto il sistema dei partiti, a motivo di limiti ed errori e di mutamenti profondi della società e del mondo. Invito poi quanti scorgono in quella del Pci la storia di un errore a non considerare le idee come astratte e disincarnate: milioni di donne e di uomini hanno lottato, hanno sbagliato, hanno dibattuto e hanno offerto alla sinistra e al Paese elaborazioni (si pensi a quelle sui ceti medi), proposte, capacità organizzativa. Occorre dunque evitare la nostalgia sterile e le semplificazioni eccessive. Lo aveva intuito quel genio di Giorgio Gaber; ciascuno è stato o si è sentito comunista a suo modo. E oggi spesso sono proprio quei vissuti personali che alimentano giudizi e tentativi di “ricostruzione” storica.

A ciò aggiungo che il Pci, forse, non ha quasi mai fatto i conti fino in fondo con l’idea di egemonia. Ancora ricordo le domande che poneva decenni fa Giuseppe Vacca: egemonia del partito (o di una classe) o piuttosto di alcuni principi ispiratori? Nei Paesi scandinavi, poniamo, al di là dell’alternanza alla guida del governo, alcuni elementi di ciò che chiamiamo Stato sociale sono a loro modo “egemoni”. E senza un consenso di fondo (oggi messo a dura prova) su alcuni principi e valori le democrazie liberali non reggono.

Vedi anche

Altri articoli