E’ ora di svegliarsi e dire no

Focus

Bisogna dire no, in tanti: è il momento di lasciar perdere capricci, discussioni inutili e personalismi per opporsi all’assalto di Lega e M5s

Come è avvenuto molte altre volte nella storia italiana, nei momenti più acuti di crisi tocca alla sinistra democratica scendere in campo. Per protestare. E per ricostruire. Questo è uno di quei momenti. In gioco non c’è (solo) l’art. 92 della Costituzione e i poteri del Presidente della Repubblica, che pure è tantissimo, perché assaltare il Quirinale e il Presidente Mattarella può pericolosamente segnare un punto di non ritorno. Ma in gioco c’è molto altro. C’è niente di meno che il futuro dell’economia del Paese e dunque della condizione dei lavoratori italiani.

Dunque bisogna respingere l’assalto, che ha assunto connotati squadristici, dei gialloverdi. E bisogna farlo perché in realtà questi signori manderebbero (un po’ già lo stanno mandando) l’economia italiana alla rovina. Se l’Italia intraprendesse la strada che conduce fatalmente all’uscita dall’euro ci troveremmo presto davanti ai bancomat per riprenderci i nostri risparmi e poi con in mano una liretta senza alcuna forza negli scambi internazionali.

Gli italiani devono dunque ringraziare Sergio Mattarella che ha saputo resistere alle intimidazioni di Di Maio e Salvini cassando, com’è nei suoi poteri, il nome di Paolo Savona dalla lista dei ministri: per il semplice fatto che Savona avrebbe indebolito l’Italia nel consesso europeo dove viceversa bisogna essere forti e credibili – come Padoan, per capirci – e alla lunga avrebbe messo a repentaglio la presenza italiana nell’euro.

Se la prendono con quel galantuomo di Mattarella (per inciso: qualcuno dovrebbe ringraziare il Pd di Matteo Renzi se oggi abbiamo questo Presidente), il quale ha puramente e semplicemente fatto rispettare le regole. Lo hanno capito tutti: Salvini ha usato la “scusa” di Savona per precipitare la situazione, altrimenti avrebbe accettato il suo Giorgetti. E Di Maio, il suo cameriere, se l’è bevuta.

Allora bisogna dire di no. No a questa deriva populista, che accarezza il pelo dalla parte dell’inquietudine ma propone solo scorciatoie pericolose.

Bisogna dire di no, in tanti. In un passaggio così grave per il Paese, è arrivato il momento di non perdersi in dettagli, capricci, sofismi, rivalità, polemiche inutili. La storia si sta incaricando di spazzare via tutta una serie di tic che si sono accumulati in questi anni. Diciamola più chiaramente: il Pd non può perdere altro tempo.

Non può continuare a guardarsi l’ombelico e occuparsi di questioni secondarie e personalistiche. Deve mettere a disposizione la sua forza, la sua esperienza, la sua intelligenza al servizio di un’area democratica e di sinistra larga dove ognuno possa stare con le proprie bandiere e le proprie idee: e magari ne venissero idee e bandiere, in questi giorni! Al momento un po’ tutti paiono al di sotto della situazione, compresa la sinistra-sinistra, quella che magari considera(va) il M5s una costola della sinistra o giù di lì.

Si è visto, chi sono i Di Maio, i Di Battista e compagnia cantante. Si è vista, la sindaca Raggi che ha esposto Roma ad una figura barbina davanti al mondo in occasione dell’ultima tappa del Giro d’Italia. Di Maio! Un ragazzo che vedeva se stesso a palazzo Chigi, poi al ministero del lavoro, poi niente: e che per questa sua discesa agli inferi ha avuto una crisi di nervi che lo ha portato a biascicare “impeachment”, una cosa che se non fosse grave sarebbe risibile.

Stiano attenti, i Cinque Stelle. La Lega li sta cannibalizzando mentre dall’altra parte nascerà un movimento democratico, questo sì, per il cambiamento. E non giureremmo che insieme i gialloverdi hanno in tasca l’80% che prevede D’Alema, evidentemente ancora sotto schock per essere arrivato quarto nel suo collegio. La partita, invece, si riapre.

Carlo Cottarelli ha ora l’ingrata funzione di portare l’Italia alle urne nel minor disordine possibile, un compito difficile che merita sostegno: vedremo cosa faranno gli altri. Si tratterà con certezza di elezioni storiche: lo si dice sempre ma questa volta è più vero di sempre. Da una parte ci sarà la destra di Di Maio e Salvini, dall’altra i liberali, i democratici, la sinistra. Che poi vuol dire semplicemente: chi è contro gli interessi nazionali e vuole portarci in Venezuela o in Ungheria contro chi difende l’Italia e gli italiani. Questa la posta in gioco. E’ ora di svegliarsi.

 

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