Il Pd verso l’assemblea, si lavora per evitare conte e spaccature

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Tutti d’accordo sul congresso anticipato entro il 2018, resta il nodo dell’elezione del segretario, soprattutto in ottica congressuale

Per il Pd si sta avvicinando l’appuntamento decisivo dell’Assemblea nazionale. Sabato 19 maggio all’hotel Ergife si deciderà un buon pezzo del futuro del partito. A tenere banco, in queste ore, sono la data della convocazione del prossimo congresso e l’elezione del segretario che guiderà la prossima fase. Il reggente Maurizio Martina, che dapprima aveva ipotizzato congresso e primarie per il 2019, è tornato sui suoi passi, sposando la posizione prevalente nel partito, di anticipare l’appuntamento “entro l’anno in corso”. Su questo punto l’accordo sembra ormai raggiunto.

Rimane sul tavolo il nome (e il ruolo) della persona che dovrà portare il Pd al congresso. Lo stesso Martina ha ribadito la sua candidatura in tal senso, chiedendo “il sostegno di tutto, con spirito unitario”. Una proposta, quella del reggente, che ha incontrato i favori del governatore del Lazio Nicola Zingaretti (che tre giorni fa ha incontrato Matteo Renzi): “Mi sembra ragionevole e condivisibile eleggere un segretario in assemblea e fare il congresso. Con il governo che si sta formando mi sembra difficile che si possa farlo sotto la guida di una commissione congressuale. Dobbiamo salvare il Pd e questa, io credo sia la priorità assoluta”.

Sulla stessa linea anche Walter Verini, molto vicino a Walter Veltroni: “Decidendo insieme e senza logiche correntizie, mi sembra che la cosa sia di buon senso: chiedere a Martina di gestire da segretario eletto, con assoluta e reale collegialità e apertura alla società il cammino verso un congresso ravvicinato”. D’accordo anche Francesco Boccia, uomo di fiducia di Michele Emiliano: “Mi auguro che sabato in Assemblea venga confermato Maurizio Martina per portare il Pd verso un congresso condiviso che possa celebrarsi in tempi adeguati”.

Il tema aperto rimane però il ruolo di Martina, soprattutto in ottica congressuale. Nei giorni scorsi il presidente Matteo Orfini, statuto alla mano, ha spiegato che “l’assemblea o elegge il nuovo segretario o decide di convocare il congresso. Se convoca il congresso resta la presidenza del partito, il presidente e i vice che rappresentano le minoranze, ma soprattutto viene nominata la commissione del congresso, terza, plurale, che gestisce il congresso. Non ci sono altre soluzioni possibili”.

Più morbida la posizione di Matteo Richetti, che però individua il vero punto di criticità di queste ore: “Il congresso serve e va fissato, si chiariscano in assemblea questi due aspetti, non c’è bisogno di posizionarsi tra renziani e antirenziani. Martina può essere il traghettatore di questo partito se non sarà candidato al congresso. L’idea è quella della safety car, che garantisce che quando la corsa riprende, lei in corsa non ci sia, altrimenti è prima per definizione”. Più o meno la stessa idea espressa alcuni giorni fa, tra gli altri, da Graziano Delrio: “Ci vuole parità di condizioni per chi si candida alla segreteria”. E’ probabilmente questo il punto al centro delle ultime ore di telefonata tra i leader del Pd, con l’obiettivo di evitare una conta in assemblea che potrebbe rivelarsi lacerante e dolorosa.

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