Paolo Gentiloni verso la presidenza del Partito democratico

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Domenica l’investitura di Nicola Zingaretti. Verranno eletti presidente, tesoriere e direzione del partito. I sondaggi continuano a registrare l’effetto Zinga

Domenica all’Ergife di Roma sarà la giornata dell’investitura formale di Nicola Zingaretti. Dopo la netta vittoria alle primarie del 3 marzo, la nuova Assemblea nazionale ratificherà quanto deciso dal popolo delle primarie. Ma nell’occasione si procederà anche all’elezione del Presidente del partito, dei suoi vice, e del tesoriere.

Inoltre l’Assemblea voterà la lista dei componenti della direzione nazionale e della commissione di garanzia. Come di consueto dovrebbero parlare, oltre al segretario, i due candidati che lo hanno sfidato alle primarie (Maurizio Martina e Roberto Giachetti). In seguito si aprirà il dibattito con gli interventi dei delegati. A tre giorni dall’appuntamento si stringe il cerchio sui nomi che dovrebbero ricoprire le cariche.

Per il tesoriere sembra tutto fatto per Luigi Zanda, che da giorni ormai  è stato incaricato a ricoprire il ruolo. Un ruolo molto delicato, viste le finanze del partito, per cui l’ex capogruppo dem al Senato avrà sin da subito molti dossier da visionare e risolvere, non ultimo la questione dei dipendenti del Nazareno.

Per quanto riguarda il ruolo di Presidente dell’Assemblea, e quindi del partito, il nome scelto da Zingaretti è quello di Paolo Gentiloni. Un nome su cui oltre che la maggioranza uscita dalle primarie dovrebbero convergere anche i renziani che hanno appoggiato Martina.

Una conferma viene dalle parole di Lorenzo Guerini che spiega il senso dell’azione dell’area che rappresenta: “Ieri sera abbiamo avuto una bella riunione, partecipata. Il tema centrale è come dare al meglio il nostro contributo al Pd consapevoli della responsabilità che deriva dalla forza e dalla presenza che abbiamo sui territori e dalla significativa consistenza che abbiamo nei gruppi parlamentari. Zingaretti ha detto più volte che si sarebbe fatto carico di una proposta unitaria prima dell’assemblea di domenica. È nostro dovere, se ci sarà tale proposta, confrontarci con essa, prima di tutto tra noi e all’interno della mozione che abbiamo sostenuto”.

C’è in corso, invece, una riflessione tra i giovani turchi, area che fa riferimento del presidente uscente Matteo Orfini, mentre sembrano orientati verso l’astensione i sostenitori di Roberto Giachetti. Mentre ancora non si conoscono i nomi dei possibili vicepresidenti, che solitamente appartengono alle aree delle minoranze.

Nella giornata di ieri intanto si sono decisi i nomi dei parlamentari delegati all’Assemblea. Analizzando i nomi, 30 saranno i parlamentari delegati della mozione Zingaretti, 35 dell’area che fa riferimento all’area Lotti/Guerini, 12 della mozione Martina, 8 dell’area Orfini, 6 della mozione Giachetti.

Discorso a parte, invece, per la direzione. Saranno 120 i membri dell’organo decisionale del Partito democratico, che saranno distribuiti proporzionalmente al voto delle primarie tra i tre candidati. A questi potrebbero aggiungersi “20 personalità con diritto di voto, del mondo della cultura, del lavoro, dell’associazionismo, delle imprese” scelti dal segretario.

Intanto i sondaggi continuano a fotografare un recupero del Pd. Quello che in questi giorni è stato definito l’”effetto Zinga”. I vari istituti di sondaggi registrano una costante risalita che in meno di due settimane ha portato i dem prima sopra il 20% e in seguito a compiere il sorpasso sul M5s. Questi dati sono confermati anche da Ipsos che vede Zingaretti come principale competitor di Matteo Salvini, con un margine di quasi 20 punti percentuali rispetto a Luigi Di Maio. Tutto questo ha fatto scattare l’allarme rosso nel M5s, che attraverso il blog di Beppe Grillo ha prontamente attaccato il segretario dem. Un lungo corsivo finalizzato a dimostrare che Zingaretti non rappresenta il ‘nuovo’, quanto piuttosto il reduce di un “numero enorme di congressi e riunioni di partito”.

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