Nel Pd va data la parola ai giovani

Focus

Superiamo l’esercizio di una politica che occupa spazi e addentriamoci nella nuova avventura di una politica che sappia liberare percorsi

L’Assemblea che è convocata per il prossimo 21 aprile dovrà discernere quali direzioni il Partito Democratico deve intraprendere. Dobbiamo farlo trovando le ragioni del cammino che ci attende nei passi vissuti e il coraggio in ciò che ancora non abbiamo immaginato.

Spero quindi che l’Assemblea abbia la capacità di tracciare un percorso che sappia rinnovare l’impegno a liberare energie e valore della nuova generazione nella nostra comunità. Una generazione di giovani che è stata troppo spesso umiliata e schiacciata dai meccanismi di un mondo adulto (anche nel nostro partito) non più in grado di esercitare la responsabilità che gli sarebbe propria.

Non si tratta tanto di rivendicare scelte nella formazione delle liste o nella costruzione dei processi decisionali. Le criticità che sono state evidenziate dall’esito elettorale sono in realtà sintomo di un problema più profondo. Troppo spesso nella vita sociale del nostro paese i giovani sono relegati a spazi a loro dedicati, chiamati ad un “gioco di ruolo” e rinchiusi in recinti di percorsi decisi altrove.

Anche nelle dinamiche del nostro partito ci si è talvolta limitati a creare luoghi o percorsi “immagine” per i giovani, simbolici e estemporanei coinvolgimenti che, non avendo di fatto l’agibilità e la risonanza politica di cui necessitavano, si sono ridotti a esercizi virtuali, mediatici o teorici. Io in questi mesi ho invece incontrato il coraggio concreto di questa generazione, vissuto nella
resilienza di un agire politico appassionato, intelligente, competente. Oggi la sfida è quella di liberare autenticamente il protagonismo di questo coraggio, accompagnandolo con la responsabilità propria di un mondo adulto che sappia generare “possibilità” che vadano oltre se stesso.

Dobbiamo essere un partito generativo. Dare forma nuova all’oggi e al futuro, forma concreta e capace di rigenerarsi. Un partito riformista e un partito per tutti. Con l’ambizione di farci noi stessi generatori di comunità, di relazioni, di connessioni, di impegno.
I giovani, che vivono un servizio politico nell’impegno quotidiano, coniugando azione e formazione, ci mostrano che dobbiamo adoperarci per una nuova cura dei luoghi dell’umano. Non credo sia più il tempo di un partito che si proponga di essere semplice intermediario tra il vissuto sociale e l’agire politico e istituzionale. Credo invece che siamo chiamati ad essere noi stessi grembo di
agire politico e democratico negli spazi sociali, per trasformarli in luoghi di umanità vissuta e accolta. L’orizzonte in cui si colloca questo agire è quello della società aperta e connessa di cui i giovani sono il volto: “costruttori di ponti e non muri”, capaci di prossimità, di cura, di accoglienza e nel contempo di novità e narrazione collettiva.

Tuttavia il primo problema oggi non è quale forma debbano avere le esperienze giovanili di politica vicine al nostro partito, ma come permettiamo ai giovani nel nostro partito di prendere la parola e insieme contribuire di fatto alla responsabilità politica che incarniamo nel paese. Giovani che dobbiamo considerare come cittadini della nostra comunità in una dinamica di responsabilità, alleanza e scambio tra generazioni e nelle generazioni.

Superiamo l’esercizio di una politica che occupa spazi e addentriamoci nella nuova avventura di una politica che sappia liberare percorsi. Non significa abdicare e cedere semplicemente il passo. Significa riconoscere che anche nel nostro partito i giovani non sono il futuro, ma l’oggi possibile per generare autenticamente futuro per tutti. Dobbiamo farlo insieme. Dobbiamo avere il coraggio di volti e storie nuove che sappiano essere le “radici e ali” del nostro vissuto. Il progetto che avevamo in cuore non è finito, forse noi non siamo stati all’altezza di questo sogno. Ma siamo ancora in tempo.

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