Pd contro il “cerchio magico” di Crocetta. E la sfiducia non è esclusa

Focus

I dem alla ricerca della soluzione più efficace per uscire dall’impasse nell’isola

La posizione di Rosario Crocetta rimane in bilico. Il governatore siciliano è rientrato oggi a palazzo d’Orleans, abbandonando il suo ritiro di Castel di Tusa, e ha già fatto sapere che domani il suo avvocato terrà una conferenza stampa per annunciare azioni legali contro l’Espresso. Sul piano politico, però, ormai si è già ben oltre la presenza o meno di quella intercettazione. Ad alzare l’asticella è stato l’intervento di Manfredi Borsellino alla commemorazione del padre e le reazioni che ne sono seguite.

Domani Crocetta interverrà in aula di fronte ai deputati dell’Assemblea regionale. Se lui non si dimetterà (e non sembra intenzionato a farlo), il prosieguo della legislatura resterà in mano ai 90 inquilini di Sala d’Ercole e, in particolare, di quelli della maggioranza. Ma chi prova a fare i conti sui numeri necessari a votare la sfiducia al governatore, rimane molto scettico sulla riuscita di un’operazione del genere: anche dentro il Pd, non tutti sarebbero pronti a sostenere la fine anticipata della legislatura, con le relative conseguenze dopo il passaggio elettorale (taglio delle poltrone dell’Ars da 90 a 70, rischio di una vittoria del M5S).

È anche per questo che al Nazareno invocano prudenza. Pesano certamente le parole affidate stamattina da Debora Serracchiani a Repubblica (“dopo le parole di Manfredi Borsellino la situazione in Sicilia è insostenibile”) e pesa anche il pressing proveniente da diversi ambienti dem, dalla minoranza bersaniana che oggi era riunita a Palermo per un incontro di Area riformista, fino all’ex candidato a sindaco di Palermo Fabrizio Ferrandelli, che ha presentato le proprie dimissioni dall’Assemblea regionale, invitando i colleghi (dem e grillini) a fare altrettanto. Ma il lavoro diplomatico in corso sull’asse Roma-Palermo per trovare una soluzione non ha ancora trovato uno sbocco positivo.

A descrivere bene la posizione del Pd è il segretario regionale, Fausto Raciti: “Il problema – spiega all’Agi – non sono più le intercettazioni false su cui ci siamo già espressi, ma il fatto che riemerga un passato su nomine dei manager e sulle modalità di gestione del potere. Così riaffermiamo che restiamo alternativi al ‘cerchio magico’ del presidente che tanti danni ha fatto e continua a fare: o noi o loro. E con gli alleati parte un ragionamento anche per andare oltre questo governo”.

Il problema, insomma, per i dem non è tanto – o almeno non solo – Crocetta. Quanto piuttosto quei politici, burocrati e dirigenti che attorno a lui hanno costituito un sistema, che aveva promesso la rivoluzione ed è finito invece con l’impantanarsi in “un quadro inquietante di relazione complicate e pericolose”, come spiega Matteo Orfini. Un gruppo che trova qualche prolungamento anche dentro lo stesso Pd e che vede nel movimento del Megafono la sua espressione politica.

La Sicilia dunque potrà anche andare alle urne prima della scadenza naturale della legislatura (in autunno o la prossima primavera), tanto che lo stesso Orfini chiarisce che “il segretario regionale del partito non esclude alcuno scenario, compresa la sfiducia, concordando la propria azione con Roma”. Il percorso però è ancora tutto da definire, per evitare di portare nel frattempo altro fieno nella cascina dei Cinquestelle.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli