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Fate presto

Non si può far finta di niente. Davanti all’onda nera che da est a ovest sta sommergendo fior di paesi liberali non c’è tempo da perdere.

Non siamo alla vigilia della marcia su Roma ma certo l’Italia è entrata dentro un inquietante ciclo dominato da una destra dal volto aggressivo, diretta da Salvini e assecondata in toto dal M5s.

Non v’è dubbio che una delle ragioni, e non la meno importante, dell’ascesa dei sovranisti nostrani sia dovuta al fatto che in questi anni la sinistra e il centrosinistra hanno perduto molto terreno nella società italiana. I ballottaggi di ieri dicono che non ci sono più regioni rosse e zone “sicure”. Tutto è contendibile, il che in un certo senso è anche positivo: puoi vincere e puoi perdere, dipende da quello che fai, da quello che dici, da come lo dici.

L’unica cosa che non si può fare è stare zitti. O balbettare. O recriminare. Né si può passare il tempo a discutere all’infinito – come diceva Giorgio Amendola, non si può essere un partito dei chiacchieroni – perché l’ora delle decisioni è arrivata. Che fare, dunque? Evitando isterismi e scaricabarile, non c’è poi molto da inventare.

I dirigenti del Pd si devono riunire, e con essi i militanti, cosa che a quanto pare avverrà a metà luglio con l’Assemblea nazionale. In quella sede si discuterà e si aprirà (finalmente) un dibattito che per come stanno messe le cose non potrà non avere rilievo e status congressuale. Ognuno dica la sua. Senza doppi fini.

Chiudere con l’esperienza del Pd non sembra una buona idea. Partire invece dal Pd per ri-costruire un partito nuovo, e non un nuovo partito, probabilmente è ancora una volta la missione che spetta al partito del centrosinistra italiano.

Ma attenzione, si salva a una sola condizione: se ci si apre. A pezzi di società di cui il Pd si è dimenticato, a mondi che non si sono coltivati, a persona in carne e ossa che non sono state ascoltate. I cattolici, gli studenti, gli intellettuali, gli operai; per fare un elenco sommario. Chiunque di noi in questi giorni sente amici, colleghi, compagni che di fronte all’insostenibile pesantezza di Salvini e Di Maio domandano: ma cosa dobbiamo fare? Quando ci organizziamo? Perché il Pd non si muove? Un giornale come L’Espresso fa meritoriamente copertine allarmatissime, intellettuali e scrittori più o meno noti s’indignano, sui social è un tiro al piccione contro il Nazareno: benissimo, organizzatevi. Organizziamoci. Ognuno faccia il suo, come ha detto Roberto Saviano.

Ci sembra arrivato il momento di una sinistra diffusa, molecolare, autonoma, fatta di tante cose, anche fuori dalle liturgie della Politica, una sinistra diffusa dentro e fuori il Pd. Ripartire dagli amministratori è una traccia: Beppe Sala a Milano ha fatto una bellissima cosa, con la “tavolata” con gli immigrati ha dato un bel segnale. Dario Nardella ha convocato una manifestazione contro il razzismo a Firenze per mercoledì. A Roma Nicola Zingaretti – magari con i vincitori di due grandi municipi della Capitale (notizia: a Roma si vince) e con il sindaco di Fiumicino che è stato confermato –  si può fare qualcosa di simile.

“Ma c’è un’altra voce in Italia?”, chiedeva l’altro giorno a Bruxelles Emmanuel Macron. Sì, c’è. Ma batta un colpo. Cari dirigenti del Pd e della sinistra, decidete una linea ma fate presto.

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