L’unità del Pd è un valore ma solo se è una unità vera

Focus

La relazione di Dario Franceschini all’assemblea dei gruppi: “Se faranno una maggioranza elettorale che dura, eleggeranno il Presidente della Repubblica”

Leggo diversi titoli di giornali di oggi e mi chiedo: perché rappresentare un dibattito civile tra idee diverse come una divisione è una spaccatura nel Pd? Forse leggere la trascrizione del mio intervento di ieri può aiutare a capire come stanno realmente le cose.

Maurizio Martina, con il buonsenso che serve in questa fase, ha indicato un percorso ragionevole, e ci ha ricordato quanto sia utile in un grande partito discutere e confrontarsi. In una comunità politica come la nostra il confronto tra opinioni diverse rappresenta una ricchezza, e dobbiamo recuperare la capacità di farlo senza gettare fango, senza evocare complotti e sospetti quando qualcuno di noi esprime una posizione diversa.

Se perdiamo questa capacità di ascolto e rispetto reciproco, rischia di incrinarsi e spezzarsi qualcosa di profondo. E’ anche a causa di una certa disabitudine a discutere che abbiamo saltato a piè pari la riflessione sull’esito del voto e siamo passati di colpo, nel giro di poche ore, anzi di minuti, a ragionare sulla strada da intraprendere.

Non possiamo rimuovere una sconfitta di tali dimensioni. E’ necessario trovare un tempo e un luogo per ragionare serenamente e razionalmente sulle cause di questo esito. Troppo comodo ascrivere il risultato esclusivamente all’onda populista che sta attraversando l’Europa e l’occidente.

Senza dubbio è stato il fattore determinante ma si è intrecciata con altre ragioni di carattere nazionale, ci sono stati nostri errori che hanno aggravato quell’onda.

Si tratta di dati che ci interrogano. Abbiamo bisogno di approfondire e di capire, a ad esempio, perché una parte di nostri elettori delusi non si è rifugiata nell’astensione, come poteva sembrare più ovvio, ma ha deciso di votare consapevolmente Cinquestelle e Lega.

Quello che decideremo nelle prossime settimane non si limiterà ad avere conseguenze sulla formazione del Governo ma condizionerà e determinerà il sistema politico dei prossimi anni. Se è così, io credo non basti assistere a quello che avviene.
Certo, siamo arrivati terzi, abbiamo subito una sconfitta e Cinquestelle e Lega hanno avuto un risultato positivo. Ma nessuno ha vinto nella dimensione in cui nessuno ha i numeri per governare.

E’ stata giusta la linea assunta in Direzione ma ora siamo in una seconda fase e non è più sufficiente rimanere a guardare. Aspettate a fare dei tweet: non sto proponendo un governo con i Cinquestelle, o il sostegno al governo Di Maio. Togliamo questo argomento. Impariamo ad ascoltarci con onestà intellettuale, senza attribuire ad altri opinioni mai espresse, senza costruire caricature strumentali e posizioni di comodo.

Aggiungo che parlo solo per me. Esprimo il mio pensiero senza impegnare nessun’altro. Libero. Leggo sui giornali gli schemi delle correnti, le tabelline, i numeri ma vorrei rassicurarvi: parlo per me, voglio solo dare il mio contributo alla vita del partito dicendo quello che penso.

Ci sono dei momenti nella vita politica in cui l’interesse del partito e l’interesse del paese coincidono e quindi è facile fare delle scelte. Ma è quando non collimano che serve senso di responsabilità. Noi siamo in questo quadro: il Governo lega-cinquestelle, apparentemente, aiuta il Pd. Perché è un Governo che governerà male il Paese – e mi capita perfino di sentire chi auspica che facciano il peggio possibile, per noi vorrà dire più voti. Se poi in maggioranza c’è anche Forza Italia, con il monopolio dell’opposizione avremo un vantaggio ancora più forte.

Un modo di ragionare quantomeno discutibile. Ma non posso credere sia responsabile augurare al Paese un Governo sovranista e populista. Andrea (Marcucci) ho letto un tweet che deve esserti scappato: “Non vedo l’ora che giuri un Governo DiMaio-Salvini”.

Io non ricordo nella storia politica mondiale il caso di un partito che spera che facciano il governo i suoi avversari. E che poi confida che facciano il peggio possibile così da guadagnarci qualche voto. L’interesse del Paese, che viene sempre prima di quello del Partito, ci deve spingere a contrastare l’ipotesi di un governo Lega-Cinquestelle. E’ un rischio da scongiurare, a cominciare dalle conseguenze in Europa, dove il nostro Paese finirebbe più vicino all’Ungheria che alla Francia e alla Germania.

E allora noi dobbiamo fare tutto il possibile, nelle condizioni date, perché questo non avvenga. Anche se convenisse al partito, e in realtà io credo non sia nemmeno così, noi dovremmo comunque impegnarci a contrastare la nascita di un simile Governo nell’interesse del Paese.

In realtà, credo non convenga nemmeno al Pd, per diverse ragioni. Se costruiscono una maggioranza parlamentare si faranno una legge elettorale che gli conviene ed andranno al voto quando gli conviene.

Se faranno una maggioranza elettorale che dura, eleggeranno il Presidente della Repubblica, perché si vota in questa legislatura, tema non trascurabile. Se andiamo ad elezioni regionali ed amministrative in tutta Italia, con Lega e 5Stelle alleate nel Governo nazionale, vincerebbero dappertutto. Già dal primo turno insieme, o alleandosi al secondo, visto che i loro elettorati, nel frattempo, si saranno avvicinati.

Ecco perché la tesi che si aprirebbero praterie per il Pd è tutta da dimostrare. Allora io penso che dobbiamo concentrarci su questo e non sperare che nasca il loro governo ma fare il possibile perché non accada. Questo vuol dire fare politica.

Questo non vuol dire fare un governo assieme ma tenere aperto il dialogo con tutti, declinare i nostri contenuti, condizionare costruendo un rapporto.

Siamo difronte ad un movimento, lo dimostra il fatto stesso che dicano o con la Lega o con il Pd, strutturalmente non ancora maturo. Hanno messo insieme un elettorato che era già variegato ed eterogeneo al 25 % figuriamoci ora che sono al 32% che è un terzo degli italiani.

E’ chiaro che dentro a quel terzo degli italiani, guardando soprattutto gli elettori ma anche i gruppi dirigenti, c’è di tutto: destra e sinistra, europeismo ed anti europeismo, qualunquismo e qualche buona idea. Allora che cosa vogliamo fare difronte ad un movimento che rappresenta un terzo degli italiani e che ha attratto una parte significativa dei nostri elettori.

Vogliamo spingerli verso la destra populista, come accadrebbe se facessero un governo assieme alla Lega, o cercare di avvicinarli a posizioni più europeiste e riformiste. So bene quanto sia difficile. Non ho dimenticato cosa hanno detto in questi anni, le critiche, gli insulti.

Ma in politica non è un argomento sostenibile dire siccome ci hanno insultato allora non ci parliamo. Dobbiamo invece confrontarci anche con loro, che non vuol dire per forza fare il governo insieme, ma misurarsi sul merito, sfidarli dialogando sui temi, esercitare un ruolo e non rimanere spettatori. Vogliamo interagire o lasciare che l’evoluzione di questo Movimento proceda verso una deriva populista ed estremista, perché, secondo alcuni, ci farebbe comodo.

Io credo ci sia spazio per fare questo lavoro e che i quattro punti proposti da Martina sino una buona base di partenza per riprendere protagonismo. Non sono ancora riusciti a formare il Governo e ogni giorno le posizioni si allontanano. Altro che rifiutare il confronto con tutti. In questa condizione di stallo c’è spazio per una nostra iniziativa.

Le consultazioni sono state rallentate appositamente affinché le forze politiche si confrontassero: allora facciamolo, dialogare non vuol dire compromettersi. Perché non ci infiliamo per far esplodere le contraddizioni, perché non diciamo che siamo pronti a dialogare con chi condivide queste quattro punti?

Non c’è soltanto il governo, si può anche modulare il grado di opposizione in base ai nostri temi che vengono raccolti, ed esiste anche il contenimento del danno, anche quello è un modo di quello di fare politica nell’interesse del Paese, quando non hai i numeri per governare.

Credo ci sia spazio per rilanciare l’azione del nostro Partito e per scrivere una pagina nuova. La condizione è sapersi ascoltare e apprezzare anche quando si hanno punti di vista diversi. Essere orgogliosi di una pluralità che è sempre stato un elemento di forza del nostro Partito. Ricostruire questa capacità è importante sia a livello di gruppi dirigenti che nella base. E’ un sintomo preoccupante quello della pagina facebook in cui si raccoglievano firme per espellere Andrea orlando, Gianni Cuperlo, Michele Emiliano e Francesco Boccia. Si tratta senz’altro di pasdaran ma è un segnale preoccupante anche solo che qualcuno possa pensare che una idea diversa giustifichi un’espulsione. Un partito deve essere prima di tutto una comunità in cui ci si rispetta. Diamo l’esempio noi che siamo nei gruppi dirigenti. L’unità del Pd è un valore ma solo se è una unità vera, a cui si è arrivati da posizioni diverse, e non una unità finta che nasce dall’assenza di dibattito.

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