Tutti gli errori commessi a Genova

Focus

Il Pd suggerisca soluzioni semplici per l’abbattimento e la ricostruzione di un ponte che era ed è di proprietà dello Stato, realizzato con soldi pubblici

Manutenere, controllare, prevenire, assicurarsi intelligentemente non sono prerogative italiche.

Ma, al di là delle lenzuolate di questi giorni, della propaganda elettorale permanente, dell’aver privatizzato male anni fa invocando il debito pubblico, giudicare la convenzione di Autostrade per l’Italia una iperbole di cretineria, o di “maneggio” sprezzante della normalità, è ovvio. Revocare per “giusta causa”, ovviamente e giuridicamente conclamata, ed indennizzare poi il revocato inadempiente per i mancati utili derivanti dall’appalto cessato è logicamente, eticamente e giuridicamente insostenibile. Il problema è tutto lì, nella oscenità di una obbligazione irresponsabile per i rappresentanti dello Stato, aggravata, molto probabilmente, da un mancato controllo minuzioso e dovuto sull’attività del concessionario.

Per rendersi conto del risultato delle privatizzazioni basta chiedere a De Benedetti cosa ha guadagnato, in pochissimo tempo, rivendendo alla Nestlé il settore dolciario ricevuto dalla SME, a Benetton quali sono state le sopravvenienze attive dell’acquisto di Autogrill, e quelle derivanti dalla cessione di GS, anch’essa ricevuta dalla SME, e poi venduta a Carrefour ed orientate alla acquisizione della concessione in discussione, alla “ferramentara” famiglia Riva come ha fatto a distruggere l’Ilva arricchendosi attraverso un percorso noto a tutti, ed ai “cortesi passatori di mano di Telecom” dove hanno trovato i soldi per incrementare i propri patrimoni.

Privatizzare doveva significare rendere efficaci ed efficienti le aziende non svendere ai privati per farli arricchire con un costo complessivo per il Paese superiore al presunto beneficio per le casse dello Stato.  Che poi nella lite con Autostrade per giungere alla “verità tecnica” sulle responsabilità saranno necessarie procedure ingegneristiche, indagini approfondite sulle rapportualità fra i soggetti della convenzione e sull’attività di controllo del concedente che quest’ultimo non può demandare ad altri, tanto meno al concessionario, è evidente. Il tutto sotto l’egida di una magistratura attenta e determinata.

In questo bailamme il primato della politica, nell’interesse generale, e quindi per tutelare il bene comune, dovrà, su indicazione già esplicita del presidente della Repubblica, programmare ed iniziare una seria messa in sicurezza di un territorio fisicamente complicato con un sistema infrastrutturale purtroppo fragile. Demolendo e ricostruendo dove necessario, curando e contemporaneizzando dove ancora possibile però nel rispetto del tempo fruibile nell’uso di strutture progettate e realizzate decenni fa secondo parametri oggi forse non più sufficienti. Ed imponendo nuove infrastrutture e nuovi protocolli di sicurezza a tutela della imprevedibilità della natura che nel nostro paese sono obiettivamente carenti come il dramma calabrese ha riconfermato.

La vicenda di Genova seguirà il suo corso ma la politica ora deve scegliere. Una opposizione modesta ed una maggioranza confusa e prevalentemente impreparata che teme un “autunno nero” complicano il quadro decisionale. Comunque in attesa dei risultati delle indagini, piaccia o non, si deve almeno riscrivere la convenzione chiarendo che in caso di “revoca per giusta causa”, ribadisco conclamata giuridicamente, nulla è dovuto al concessionario.

Soluzione transitoria ma forse utile nell’interesse dell’immagine del Paese. Ovviamente se Autostrade, in attesa dello sviluppo delle indagini, non dovesse accettare questa proposta, del resto logica perché modifica un errore clamoroso, che sa di nullità contrattuale, per non dire altro, sarebbe difficile trovare soluzioni diverse dalla revoca e con tutte le conseguenze mediatiche, naturalmente non immediate in termini sostanziali per lo Stato, socioeconomiche immaginabili. Perché soltanto le magistrature competenti potranno, in un tempo certamente non breve, produrre decisioni definitive in termini economici. Altresì peggiorando l’impatto negativo del mercato, già avvenuto per quanto verificatosi, su un’azienda italiana quotata in borsa che ha mostrato, comunque, inadeguatezza gestionale.

Il Pd analizzi questa storia nella quale all’origine c’è una responsabilità di una parte della sinistra. E per Genova suggerisca soluzioni semplici per l’abbattimento e la ricostruzione di un ponte che era ed è di proprietà dello Stato, realizzato con soldi pubblici.

Il ministero competente faccia fare un progetto che soddisfi le sue esigenze di sicurezza, e realizzi un capitolato di gara ed un relativo disciplinare per la sua esecuzione individuando “straordinari” requisiti tecnico finanziari per i possibili partecipanti. Visto cosa è accaduto non credo a consistenti intralci procedurali di Autostrade per l’Italia, la quale aveva comunque l’obbligo di un monitoraggio sulle condizioni strutturali del ponte, purtroppo errato e quindi fallito.

E’ necessario quindi un accordo gestionale ragionevole, in piena sicurezza tecnico scientifica, in attesa dei risultati ingegneristici e giudiziari e, prima ed innanzitutto, dei risultati del monitoraggio tecnico governativo di tutte le strutture affidate ad Autostrade per l’Italia.

Nel frattempo il Pd, invece di cercare inutili applausi, alzando il tono della voce sui palchi nelle manifestazioni di partito, faccia un’opposizione intelligente stilando un programma che affronti i temi fino ad ora discussi, proponendo una finanziaria alternativa, realizzando in sostanza un governo ombra con gente di qualità che parli al paese.

Ma il problema è la qualità e la qualità non ha età definite. Il resto è chiacchiericcio comaresco possibile produttore di un’altra erosione del nostro consenso elettorale.

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