Maternità surrogata, per il Pd è il tempo delle scelte

Focus

Resto profondamente convinta che la libera scelta individuale non sia in assoluto un argomento sufficiente per rinunciare a diritti fondamentali

Il recente episodio della legge antidiscriminazione proposta dal Partito democratico in Regione Emilia Romagna ha riportato al centro del dibattito il tema della maternità surrogata. Polemiche e forzature hanno accompagnato la vicenda, non solo da parte degli avversari politici in Consiglio regionale, con la conseguenza che purtroppo la legge, almeno per ora, è finita su un binario morto.

È un peccato, dato che la lotta contro le diverse forme di discriminazione di genere dovrebbe unire tutti coloro che si impegnano per raggiungere una sempre maggiore uguaglianza delle opportunità e emancipazione individuale, a prescindere dal genere e dagli orientamenti sessuali di ciascuno.

Su questo terreno il Partito democratico non può avere dubbi: la sua strada è quella tracciata dall’articolo 3 della Costituzione, che impone di rimuovere gli ostacoli sia sociali sia culturali, e in Italia sono ancora molti, che rendono la differenza di genere un insopportabile divario di possibilità.

La vicenda emiliano-romagnola dimostra peraltro che sovrapporre temi distinti è spesso causa di frizioni e sospetti, che poco hanno a che fare con una discussione di merito leale e franca. Al contrario, proprio di questo avrebbe bisogno un partito laico e plurale come il Pd, nato con l’aspirazione di condurre a sintesi posizioni diverse, anche su temi che chiamano in causa convinzioni individuali profonde. La fecondazione assistita è senza dubbio tra questi.

Nel maggio 2016 il nostro Partito votò alla Camera dei Deputati una mozione unitaria su quel tema, di cui primo firmatario fu l’allora capogruppo Ettore Rosato. Era un documento che rappresentava lo stato di una discussione in corso, animata da posizioni diverse e non sempre sovrapponibili.

Quel documento ribadiva, io credo giustamente, che la commercializzazione e lo sfruttamento della capacità riproduttiva della donna rappresentano lesioni gravissime della dignità umana. Si osservava al tempo stesso però, e io su questo personalmente sono meno convinta, che non sempre la maternità surrogata è, come tale, sinonimo di sfruttamento, almeno quando essa avviene secondo protocolli specifici elaborati a garanzia della libertà e della volontarietà di chi mette a disposizione il proprio corpo e la propria gestazione.

Credo che quella mozione unitaria ed aperta non sia stata una semplice presa di posizione salomonica e cerchiobottista. La ritengo invece la base per continuare una discussione al nostro interno che va proseguita per arrivare ad una posizione chiara e condivisa sul tema della gravidanza per altri. Una discussione di questo genere, a mio avviso, dovrebbe necessariamente prendere anche in considerazione una profonda e coerente rivisitazione della disciplina sulle adozioni, che sia capace di far prevalere sempre l’interesse del minore e di conseguenza l’adeguata capacità affettiva dell’adottante. Tenendo fermi questi riferimenti, io credo sarebbe possibile consentire l’adozione stessa alle coppie di conviventi, eterosessuali o omosessuali, così come alle parti di un’unione civile.

Oggi siamo di fronte a settori della maggioranza di Governo che rilanciano istanze regressive sui temi della famiglia e dei diritti acquisiti delle donne, come se a nulla fossero valsi decenni di lotte e conquiste; siamo davanti alla proposta della Lega che prevede la possibilità da parte dello Stato di regolamentare e dunque tassare non solo la prostituzione ma il suo sfruttamento facendo cassa sul corpo delle donne, al pari di qualsiasi altro bene commerciale messo in vendita. Ecco, se questo è lo scenario, ritengo ci sia assoluto bisogno, proprio oggi, di una grande ed ampia mobilitazione delle donne e degli uomini di questo Paese che rimetta al centro il senso della libertà femminile. E lo faccia anche affrontando le nuove sfide etiche e giuridiche che questo tempo mette davanti.

Io resto profondamente convinta che la libera scelta individuale non sia in assoluto un argomento sufficiente per rinunciare a diritti fondamentali. In primo luogo perché esiste la cruda realtà, che è fatta di divari e condizionamenti sociali ed economici radicati, che non possono nascondersi dietro il velo dell’astratta libertà di ciascuno. Perché la libertà è tale quando è davvero una scelta non indotta o forzata da ragioni esterne.

Questo non significa la pretesa di giudicare le scelte individuali di ognuno di noi, ma l’urgenza di intervenire al più presto ed efficacemente sui tanti pregiudizi e sulle troppe distanze che allargano il divario tra le donne e gli uomini nel nostro Paese. Al Pd, oggi più che mai, serve il coraggio delle scelte per ricostruire un profilo chiaro e comprensibile.

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