Pd, il “lodo Bettini” si fa strada

Focus

L’ipotesi di un governo Pd-M5S-Lei e altre realtà parlamentari su un programma di respiro. Altrimenti le urne

Forte è l’impressione che nel Pd oggi vi sia stato un certo allentamento della tensione, dopo la mossa di Matteo Renzi e le voci di  una imminente scissione. Al Senato si è registrata “compattezza”, come ha rilevato il capogruppo Marcucci, vicino all’ex segretario, uno di quelli che tiene le fila dei contatti,

Gli appelli all’unità di Nicola Zingaretti sono stati raccolti in varie “zone” del partito e hanno messo in moto i “mediatori” fra il segretario e il suo predecessore.

È chiaro che il punto dolente riguarda la “linea” del partito, la proposta che il Pd avanzerà nel corso di una crisi totalmente al buio e perciò dagli esiti imprevedibili. Il gruppo dirigente esamina le varie possibilità, soprattutto confidando nelle indicazioni che verranno dal presidente della Repubblica, o meglio nel confronto che maturerà fra il Nazareno e il Quirinale, con l’occhio ovviamente a ciò che avverrà negli altri partiti.

E, basandosi anche qui sulle sensazioni, il segretario e la sua squadra non intendono avere alcun atteggiamento “ideologico” e, pur restando sulla posizione favorevole alle urne presto (“Nessuna paura”, ha detto il leader) si dispongono a lavorare sulla proposta di Goffred0 Bettini: in sintesi, si tratterebbe di stipulare un “patto limpido” con il M5s, LeU e altre realtà parlamentari attorno ad un programma chiaro non limitato alla soluzione, problema pur rilevantissimo, dell’aumento dell’Iva e in generale della manovra economica. Bettini, da sempre vicinissimo e anzi sponsor di Zingaretti, ipotizza un’intesa di legislatura o comunque con un orizzonte largo,  non dunque un accordicchio di breve respiro per rinviare l’appuntamento con le urne. Un’ipotesi che si fa strada sulla quale lavorare. Se non fosse realizzabile – dice lo stesso Bettini – si va alle elezioni.

Da un eventuale programma di governo, il Nazareno sembra escludere il via libera alla riforma Fraccaro, punto invece reclamato con forza da Di Maio e messo sul piatto da Renzi.

E a proposito dell’ex premier: la sua proposta di un “governo istituzionale” era rivolta a tutti ma da tutti rigettata, anche da Di Maio che era parso l’interlocutore numero uno (il che ha destato, come tutti sanno, grande sorpresa e molte critiche all’uomo che dopo il voto aveva bloccato l’accordo con M5s). Paola De Micheli ha valutato come “devastante” l’impatto della idea renziana sul partito. In effetti, le polemiche sui sono riversate senza pietà anche sui social.

Al momento non è prevista una riunione della Direzione, ma è molto probabile che si terrà alla vigilia delle consultazioni del capo dello Stato, una volta che la crisi verrà formalmente aperta.

 

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