L’errore dell’autosufficienza

Focus

Alla mappa sul voto sono perfettamente sovrapponibili altre mappe relative alla disoccupazione, ai livelli di reddito, alla diffusione e qualità dei servizi

Abbiamo tutti ben presente la mappa del voto che mostra una Italia divisa in due parti una azzurra con una prevalenza di voto alla destra e una gialla dominata dal voto ai 5 stelle.

Alla mappa sul voto sono perfettamente sovrapponibili altre mappe relative alla disoccupazione, ai livelli di reddito, alle esportazioni, alla diffusione e qualità dei servizi.

Sembra che questo voto ci abbia aperto gli occhi sulla esistenza di due Italie e ci siamo messi , noi della sinistra, a criticare noi stessi per la nostra incapacità di vedere e ascoltare il paese reale.

A mio parere il problema è più complesso e riguarda la nostra capacità di offrire un progetto capace di superare questo dualismo. Un dualismo territoriale che contiene un dualismo sociale che oggi chiamiamo disuguaglianza.

Per gran parte della prima e della seconda repubblica questi dualismi hanno potuto convivere e sono stati gestiti dalla politica grazie all’uso distorto della leva fiscale e della spesa pubblica. Le domande divergenti di minor ingerenza dello Stato nella vita economica del nord e di maggiore protezione sociale del sud sono state tenute insieme dal debito pubblico.

Quando questo sistema è entrato in crisi sono saltati equilibri politici consolidati. La Democrazia Cristiana, vera interprete di quel modello, ne è stata la vittima più illustre.  La Lega secessionista nasce da questa crisi senza tuttavia offrire una soluzione credibile e Berlusconi non trova niente di meglio che ripercorrere il vecchio modello riproponendo lo sfascio dei conti pubblici dimentico che i mercati hanno una loro forza a volte superiore a quella delle istituzioni europee.

La breve e frammentata stagione dell’Ulivo ha rappresentato un tentativo di ridurre questi dualismi all’interno di un progetto di crescita economico-sociale guidato dal riferimento all’Europa. Sappiamo delle resistenze e delle difficoltà che questo progetto ha incontrato.

Il dualismo ha continuato ad aumentare , soprattutto quello che produce disuguaglianza, ma non è esploso in tutta la sua evidente rilevanza proprio grazie alla crisi economica che lo ha alimentato. La crisi ha come steso una coltre che ha ricoperto le diversità e ha dettato una agenda di breve termine che ha messo in secondo piano i progetti di cambiamento strutturale.

Appena la crisi ha allentato la sua morsa le domande che sembravano sopite sono riesplose e chi si è trovato a gestire l‘emergenza è apparso come sordo e cieco rispetto ai bisogni reali.

Hanno quindi avuto gioco facile coloro che hanno cavalcato le diverse motivazioni del disagio senza preoccuparsi di offrire un quadro di soluzioni strutturali e coerenti. Meno tasse e più assistenzialismo tenuti insieme anche questa volta dall’Europa vista come il solo vincolo da superare per tornare ad essere il Paese dove, grazie alla inflazione e alla svalutazione, si poteva accontentare tutti.

Un racconto fatto di forze esterne che si oppongono ai sacrosanti diritti degli italiani( l’Europa, la finanza e le banche, i migranti) e di promesse che si rivolgono ai vari pezzi di un Paese che non cerca coesione e sviluppo ma solo benefici individuali.

Il nodo della coerenza e delle compatibilità tornerà presto ad emergere nella azione di governo e questo impossibile ritorno al passato lascerà di nuovo il posto alla esigenza di un progetto perseguibile di unificazione del Paese. E’ a questo progetto che la sinistra deve lavorare senza atteggiamenti illuministici ma sapendo aprirsi alla partecipazione delle tante forze positive che innervano la nostra società.

Forse il vero errore che il Partito Democratico ha compiuto in questi anni è stato proprio quello di pensarsi come in grado da solo di costruire questo progetto e di chiudersi in una autosufficienza e in una autoreferenzialità che non sono praticabili se si vuole governare il futuro di una paese complesso come il nostro.

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