Pd-Lega, dai ballottaggi la conferma del nuovo bipolarismo

Focus

La terza forza “né di destra né di sinistra” perde smalto e il suo elettorato è ondivago. Il caso di Livorno

La grancassa mediatica orchestrata a palazzo Chigi e dintorni sta persuadendo tanti media che alla fine i ballottaggi li ha vinti la Lega – e giù tutta la retorica su Ferrara “dopo 74 anni” persa dalla sinistra. Per carità, Ferrara brucia e anche Forlì.

Dopodiché la notizia è falsa, o quantomeno vistosamente incompleta. Perché il Pd perno del centrosinistra ha vinto in 3/4 dei comuni andati al ballottaggi. Riprendendosi la città forse più interessante di questa tornata, Livorno. E non tanto o non solo per quel che Livorno evoca nella storia della sinistra.

Quanto piuttosto per il fatto che – ricorderete – proprio dalla città toscana partì il fenomeno del M5s di governo con la sindacatura di Filippo Nogarin. Sindacatura da dimenticare, fra scandali e inadempienze varie: e infatti i livornesi appena hanno potuto se ne sono liberati, di Nogarin (fallimentare anche la sua candidatura alle Europee, giacché l’uomo era scappato dalle comunali). E al secondo turno, contro un candidato di Fratelli d’Italia, Livorno è tornata al centrosinistra con Luca Salvetti. Il Pd ha fatto argine alla destra e ha vinto. E non solo a Livorno.

Siamo con ciò arrivati al cuore della questione. Si va cioè consolidando un nuovo bipolarismo. Le cui avvisaglie si videro già nelle varie regionali e poi alle Europee. Centrosinistra contro centrodestra. Pd contro Lega. La contrapposizione diretta emerge sia quando si vota con il proporzionale che quando si vota con il maggioritario.

In questo quadro la terza forza (che – si basi – è ancora la prima in Parlamento), cioè il M5s, appare incerto e il suo elettorato ondivago. A Livorno è molto probabile che l’elettore grillino, davanti al naufragio nogariniano, abbia scelto Salvetti, del Pd, contro un epigono dei neofascisti meloniani. E certamente anche altrove, anche se non dovunque.

Questo testimonia il progressivo sgretolamento dell’anomala terza forza “né di destra né di sinistra” che pure era stata una risposta alla crisi del centrosinistra e alla contemporanea insipienza del centrodestra. Uno sgretolamento che apre alla possibilità di un enorme voto in libera uscita. Con un gruppo dirigente in crisi, a partire dal “Capo politico” per finire alle pessime figure dei ministri grillini, pressato da Salvini e adesso anche dal “partito dei responsabili” di Conte e Tria, il Movimento Cinque Stelle rischia di evaporare innanzi tutte nella coscienza psicologica del Paese.

Ed è inutile sottolineare che questa crisi del Movimento riapre tutta la situazione politica.

 

 

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli