Con l’aria che tira, il centrosinistra oltre il 30% è un miracolo

Focus

Merito innanzi tutto di Legnini. Il crollo M5s: la promessa del reddito di cittadinanza non ha funzionato

Nelle analisi elettorali contano molto il contesto e le aspettative. Se teniamo presente aspettative e contesto, dall’Abruzzo esce un centrosinistra vivo. Merito innanzi tutto di Giovanni Legnini, gran galantuomo e intelligente costruttore di una “via abruzzese” che smentisce clamorosamente tutti quelli che già pregustavano l’estinzione della sinistra.

Il centrosinistra al 31% non se l’aspettava nessuno di quegli osservatori che tutti i giorni spiegano che nella politica italiana ormai vivono solo Lega e M5s. Si consolano, molti di essi, con il dato di lista del Pd che si ferma a un modesto 11% e non guardano alle percentuali di liste ad esso vicinissime (a partire dalla lista per Legnini, i cui elettori a occhio alle Europee voteranno proprio Pd). Tenendo conto che il 4 marzo dell’anno scorso il Pd aveva ottenuto il 14%, si converrà che a questo giro è andata meglio.

Il contesto e le aspettative, si diceva. Senza farla lunga, il mondo è attraversato da un furioso vento sovranista, di destra, anti-istituzionale, con punte razziste. Ce l’aveva detto il Michigan prima di Pescara. In Italia l’esperienza dei governi a guida Pd non è stata premiata. In questi 365 giorni poi hanno prevalso logiche attendiste e rabbie diffuse. Eppure in questo contesto tremendo l’Abruzzo ci dice che c’è una larga disponibilità a incontrare un nuovo centrosinistra e un nuovo Pd.

Le aspettative suggerivano un trionfo della Lega, che c’è stato: un trionfo preoccupante perché frutto di una miscela davvero di destra, persino con un inedito protagonismo della destra-destra di Giorgia Meloni. Il centrodestra è ormai destra, punto. Berlusconi deve decidere. O porta l’acqua a questi o cambia strada. O si estingue.

Non molti prevedevano la Caporetto del M5s. Fra le tante ragioni, avanziamo l’ipotesi che questo benedetto reddito di cittadinanza, percepito come un modernissimo voto di scambio, in Abruzzo non ha funzionato. E chissà se fra i suoi elettori di un anno fa non stia prendendo piede una disillusione, foriera di chissà quali sviluppi. Di certo, quando dal 40% si passa al 20% si è perso sulla destra ma anche sulla sinistra.

Tutto bene? Macchè. L’aria resta bruttissima, per i progressisti. Senza alcun trionfalismo: piove, ma non è tempesta.

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