La mediazione sulla Libia, non si vota sulle motovedette

Focus

Delrio: “Accordo al 99%”, il no di Orfini e i dubbi di altri. Domattina nuova riunione del gruppo, nel pomeriggio si vota a Montecitorio

Tocca a Graziano Delrio trovare una sintesi definitiva da portare domattina al secondo round della riunione del gruppo Pd sulla Libia. Nel pomeriggio di domani infatti si voterà la risoluzione del governo sulle missioni, una risoluzione articolata che i deputati dem dovrebbero approvare tranne che su un punto, quello relativo alle famose motovedette della Guardia costiera libica che specie negli ultimi tempi hanno riportato nel disgraziato Paese le persone che provavano a fuggire. Il simbolo più evidente del cambiamento della situazione.

La discussione di oggi – tre ore – è stata molto impegnativa, e c’è chi l’ha definita “alta”. Assenti Paolo Gentiloni e Marco Minniti (un’assenza stigmatizzata da Matteo Orfini e da altri), come pure Nicola Zingaretti (che ha delegato il responsabile esteri Enzo Amendola, fra i protagonisti del dibattito), la riunione ha visto il riproporsi del no di Orfini alla risoluzione del governo (“Rispetto al passato è evidente che lo scoppio di una guerra in Libia cambia le condizioni e deve cambiare le nostre scelte”), una posizione in aperto conflitto con la linea “storica” dell’ex ministro Minniti che nella sua sostanza è stata ripresa da Amendola.

Quest’ultimo ha spiegato che “stracciare gli accordi con la Libia dopo che i governi Renzi e Gentiloni hanno ricostruito una politica estera non è il caso e non sarebbe davvero una cosa di sinistra”: in sostanza, l’Italia non “scappa” ma spinge perché si ripensi, e profondamente, a come rafforzare l’impegno (anche e soprattutto sovranazionale) sui diritti umani, su come insomma affrontare la gravissima questione dei prigionieri tenendo conto che in quel Paese adesso è davvero difficile fare affidamento su un potere legittimo.

Sull’intricatissima situazione libica dunque il Pd non arretra dal suo impegno e semmai critica il governo Conte per l’insufficienza della sua azione, oltre che, ovviamente, denunciare l’irresponsabilità di Salvini (Amendola ha espresso solidarietà a Delrio, Orfini e Faraone per l’azione sulla Sea Watch).

Lo stesso Delrio ha sintetizzato: “Siamo d’accordo sul 99,9% di tutto, sulla politica estera, sull’approccio alla Libia e soprattutto sulle gravi mancanze che l’assenza del governo italiano sta provocando sulla stabilizzazione della Libia. Ci prendiamo qualche ora per ragionare con il segretario e capire se quel punto di differenziazione è possibile, trovare un comportamento in aula unitario come penso si possa fare”.

Come detto, il punto in discussione è, tra le missioni che verranno votate domani alla Camera, il rifinanziamento della Guardia costiera libica. Un punto su cui, nell’assemblea dei deputati dem, Orfini si è detto pronto a votare no. Con lui a manifestare dubbi sono stati diversi altri deputati. Come ha spiegato Gennaro Migliore: “Siamo d’accordo sul fatto che vadano svuotati i campi (di migranti in Libia, ndr) e che bisogna intervenire con un’azione umanitaria molto forte. C’è questa distinzione su quale debba essere l’approccio nei confronti della Guardia costiera libica, se è o no affidabile”.

Anna Ascani ha detto: “Enzo (Amendola-ndr) ha detto che la situazione è cambiata. Io mi fido come mi fido di Minniti che ha detto la stessa cosa in un’intervista al Fatto. Lo stesso Minniti che secondo me ha messo in campo una strategia che diversamente da Orfini io ho condiviso e difeso. Ma se la situazione e’ cambiata perchè non cambia la nostra posizione?”. Dubbi analoghi sono venuti anche da Ivan Scalfarotto, Giuditta Pini, Andrea Romano.

Conclusione: compatto sul resto delle missioni, l’obiettivo è quello di tenere unito il gruppo al momento del voto in aula. Dario Franceschini,  ha proposto l’astensione sul punto che riguarda la Guardia costiera libica. Domattina si decide.

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