Il Pd vede Fico, strada in salita per l’intesa con i Cinque Stelle

Focus

La delegazione dem da Roberto Fico non chiude la porta. Presto la Direzione per fissare la posizione

Il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto: mezzo pieno perché il Partito democratico è entrato a pieno titolo nel valzer per la formazione del governo; e mezzo vuoto perché il dialogo con i Cinquestelle, per come l’ha messa Maurizio Martina uscendo dallo studio dell’esploratore Roberto Fico, è molto molto complicato.

Nell’incontro con il presidente della Camera, Martina, Orfini, Delrio e Marcucci hanno insistito subito su un punto pregiudiziale: se ci deve essere una discussione fra noi e il M5s è chiaro che deve cessare qualunque ammuina fra lo stesso M5s e Salvini. Non basta, insomma, un frettoloso post come quello che Di Maio ha pubblicato ieri sera su Facebook, ci vuole più chiarezza e dunque consequenzialità. E già questa è una precondizione non facilmente condivisibile da parte di un Di Maio che solo 48 ore fa andava dicendo che “con la Lega si possono fare grandi cose”: e comunque la contraddizione sta a loro scioglierla, se vorranno. Ma certo, sarebbe “un punto di novità” da non sottovalutare, come ha subito sottolineato Gianni Cuperlo.

Che il segretario reggente non potesse sbattere la porta, tanto più di fronte al presidente della Camera in veste di “esploratore”, era un po’ scritto nelle cose. Non solo per un fatto di cortesia istituzionale. Ma anche perché Martina ha avuto buon gioco nello sciorinare tutta una serie di punti programmatici dai quali si deve partire, e che non casualmente sono i contenuti che lo stesso Martina aveva rilanciato durante il primo giro di consultazioni del capo dello Stato: povertà, famiglia, lavoro. Ai quali il “reggente” del Pd ha aggiunto una più corposa agenda: “Il Pd è disponibile a dialogare con M5s sulla base dei 100 punti del suo programma di governo e su tre punti già evidenziati durante le consultazioni al Quirinale: una agenda europeista, il rinnovamento della democrazia superando il populismo, politiche del lavoro rispettando gli equilibri di finanza pubblica”. Una montagna da scalare. Il M5s sarebbe chiamato a rivoltare i suoi slogan come un calzino. Difficile che lo faccia.

Messe così le cose, sta dunque al M5s rispondere. Ovvio pertanto il “valuteremo” di Martina. E tuttavia il negoziato, se si aprirà, sarà difficilissimo: “Le cose andranno messe per iscritto”, ci ha detto in mattinata Piero Fassino, uno dei meno chiusi all’ipotesi di provare a tessere una tela con i pentastellati.

Ma adesso sarà importante la discussione nel gruppo dirigente del Pd e nei vari ambiti del partito. La Direzione sarà fissata nei prossimi giorni, come chiesto dalle minoranze e come imposto da una realtà in movimento. Non sarà una riunione facile. Prima e dopo l’incontro sono emerse platealmente posizioni molto diverse, fra “trattativisti” e “intransigenti”, ed è dunque difficile fare previsioni ma l’impressione è che gran parte dei dirigenti e dei parlamentari stia vivendo con allarme l’ipotesi di un governo con i grillini, per non parlare dell’uragano di tweet e post di militanti e elettori per lo più accomunati dall’hashtag #senzadime (peraltro, specularmente, anche la base grillina appare quantomeno disorientata rispetto all’ipotesi di un governo con l’odiato Pd).

Come si proseguirà ora? Fico – lo si ricorderà – ha preso l’impegno con Mattarella di chiudere l’esplorazione giovedì. E’ vero d’altra parte che la situazione è ancora molto fluida e nulla si può stabilire con certezza. Una fase diversa si è però aperta, anche se nessuno è autorizzato a dire come e quando si concluderà. Predomina, certo, lo scetticismo, per usare un termine blando. Ma chi spegnerà la luce?

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