Nelle Marche la rinascita del Pd può avvenire solo ricucendo le fratture

Focus

Bisogna valorizzare al meglio i Pd provinciali come laboratorio di confronto, formazione e studio per essere motore di cambiamento

Il Partito democratico naviga in mare aperto, in un contesto nazionale tutto in divenire, tra la volontà di capire le ragioni della sconfitta del 4 marzo e il desiderio di rimettersi in cammino. Oggi più che mai c’è in gioco la tenuta e il rilancio di un grande progetto, il Pd. Per quanto le ultime elezioni politiche siano state un voto nazionale e non su dinamiche locali c’è bisogno di rimetterci tutti in discussione.

“Non sarò mai abbastanza cinico da smettere di credere che il mondo posso essere migliore di com’è – dice la canzone di Brunori Sas  Costume da torero – Ma non sarò neanche tanto stupido da credere che il mondo possa crescere se non parte da me”.

Insomma, ripartire significa anche rimettere al centro i territori, le persone, il Paese reale. La speranza è che il Pd nazionale coinvolga davvero sempre di più i Pd locali, gli iscritti e il popolo primarie, sui temi più importanti. Verrà il tempo del congresso
nazionale e di quelli regionali, ma non possiamo rimanere fermi in vista delle prossime sfide dei prossimi anni, amministrative e regionali. Le quali possono diventare la rivincita del Pd.

Nelle Marche la rinascita del Partito democratico può avvenire attraverso una profonda ricucitura delle fratture nella società marchigiana aperte dalla crisi economica più difficile della storia d’Italia e da quelle provocate dal sisma nel Centro Italia che è il più grande di sempre nelle Marche.

La frattura del terremoto

In queste ore una nuova scossa di terremoto, l’epicentro a Muccia in provincia di Macerata, riaccende la paura e il ricordo drammatico dell’agosto del 2016. Quando nel sud della regione si è avvertita la prima scossa alla quale sono seguite altre due più forti nel mese di ottobre e a gennaio dell’anno dopo, insieme a circa una sessantina di scosse tra il 4° e 5° grado. Un terzo dei comuni marchigiani coinvolti, 87 comuni nel cratere, 30 mila persone sfollate, oltre mille chiese danneggiate e un patrimonio immenso di opere d’arte. Sembrava volgere al termine la complicata gestione dell’emergenza quando, invece, la terra è tornata a tremare ancora una volta. Il terremoto ha trasformato radicalmente la natura e le priorità della legislatura del governo regionale del presidente Luca Ceriscioli. Di fatto, cambia anche il futuro delle Marche.

La crisi economica e le fratture nella società marchigiana

Allargando ancora di più le fratture già presenti nella società marchigiana, provocate negli anni di recessione economica, che ha mutato i lineamenti delle Marche. Come racconta l’analisi curata dal Laboratorio di studi politici e sociali di Urbino (Lapolis) pubblicata nel 2016. L’atlante che indaga sulla percezione dei marchigiani sulle proprie condizioni di vita nell’ultimo decennio parla di “processi silenziosi di mutamento sociale”. La crisi economica ha segnato uno spartiacque. Prima di allora i marchigiani sentivano di stare meglio che altrove, mentre oggi assomigliano sempre più agli italiani: poca fiducia nel futuro, ma anche nel presente. Così come aumenta la sfiducia nelle istituzioni, l’insoddisfazione nei servizi, la paura per il peggioramento delle condizioni di vita, in particolare dei più giovani. Una condizione che riproduce ri-sentimenti e in-soddisfazione dell’italiano medio. Da qui il titolo “Dall’Italia di mezzo all’Italia media”.

In crisi già prima della crisi anche il modello politico

Nelle Marche insieme a un modello economico è entrato in crisi, già prima della crisi, anche un modello politico. Silvio Mantovani, anconetano, ex consigliere regionale, lo ha ricordato molto bene nel suo ultimo libro “Voti e partiti nelle Marche” (Affinità elettive, 2017). In esso esplora nella storia politica delle regione dagli anni ’70 fino ai giorni nostri, cogliendo gli elementi di continuità e cambiamento. Al centro la prima “cesura” avvenuta nel 1995 con il ventennio precedente, la nascita di un nuovo sistema bipolare, e quella avvenuta nel 2015. Forse ancora più profonda. In questo arco di tempo lo “scenario che muta profondamente”. Prima di tutto si compie la “parabola” dell’istituto regionale. Era nato con grandi speranze di cambiare un’organizzazione dello Stato considerata inefficiente, lontana dal popolo, ed oggi appare diventata un pezzo di quel problema. A causa di limitate risorse e autonomia legislativa, ma anche di una classe dirigente che soffre di una mancanza di dimensione regionale della politica. Complice la debolezza dei partiti. “Il modello marchigiano non è solo economia e assetto territoriale” – scrive Mantovani – “è capitale sociale di antica formazione che alimenta lo spirito comunitario.

E’ stato anche democratizzazione, per il ruolo decisivo dei partiti, radicati nelle comunità locali, nel passaggio di modernizzazione”. Era il tempo nel quale seppur su fronti opposti le forze politiche condividevano un orizzonte di sviluppo delle Marche, mentre “oggi è in tensione, se non in crisi”. Insomma, al di la degli scandali che hanno attraversato in tutta Italia l’ente regionale facendo precipitare la credibilità dell’istituzioni, da tempo la Regione – sostiene Mantovani – “non appare un ente in grado di influire in modo significativo sulla vita delle persone”.

Una regione più fragile da ricucire e unire per rilanciare nuovo modello di sviluppo e politico

Dentro questa fotografia di una regione diventata fragile c’è la nuova missione del Pd marchigiano. Ridurre le tensioni e ricucire le fratture. Quelle del sisma, le altre tra cittadini e istituzioni, tra partito e società, tra servizi e comunità, tra nord e sud, tra costa e aree interne, tra inclusi ed esclusi, tra generazioni. Per questa ragione la ricostruzione del Pd marchigiano deve avvenire anzitutto nell’avere cura delle Marche. Un partito capace di unire i marchigiani mettendo al centro le grandi sfide del futuro con le piccole cose della quotidianità della vita delle persone. Tenere insieme la ricostruzione post-terremoto alla riflessione sul nuovo modello di sviluppo della comunità marchigiana. Lavoro e occupazione sono le priorità. Il sisma non è una questione che riguarda solo il sud, ma interessa il destino comune dell’intera regione. L’esperienza produttiva marchigiana legata alla manifattura era in crisi già prima della crisi, l’esigenza di un sostegno ai settori tradizionali e la riflessione su una nuova vocazione c’era già prima del terremoto.

Adesso diventa strategico. Anche per cementare una visione regionale, per davvero. E’ arrivato il momento di cambiare passo per rafforzare il sistema dei servizi essenziali ai cittadini e promuovere politiche più incisive per la famiglia e la genitorialità. Dalla sanità al welfare locale nei territori c’è bisogno di accelerare processi di riforma, talvolta correggere il percorso, al fine di garantire politiche pubbliche di coesione sociale e generazionale, la tutela dei più deboli, dalla costa alle aree interne. E’ un lavoro
straordinario in condizioni difficili con tempi e risorse limitate. Abitano qui le ragioni per cui è utile costruire ponti di dialogo con le comunità locali e i cittadini, favorire una larga partecipazione e condivisione nelle scelte strategiche con tutte le forze politiche e i corpi intermedi, a cominciare dai sindacati. Un nuovo sviluppo senza fratture capace di dare vita a processi virtuosi per rilanciare il protagonismo delle Marche nell’Italia delle qualità e delle eccellenze.

Innovazione e protagonismo dei territori per rilanciare il Pd

Per fare tutto ciò occorre un partito: il Pd. Il coraggio di ripartire con unità, umiltà e umanità. Avendo in testa la consapevolezza che viviamo un passaggio storico epocale; e nel cuore l’idea che oggi più di ieri il destino di un territorio è legato alla tenuta e rinascita della comunità democratica. Il popolo del Pd marchigiano vuole un partito meno ostile e con più stile. Capace di fare più politica nei territori e meno tattica delle classi dirigenti, parlare di meno e parlarsi di più. E’ urgente soprattutto per dare una copertura politica e accompagnare nel migliore dei modi l’azione del governo regionale. E’ la condizione necessaria per aprirci al meglio che c’è fuori, rimettere in circolo l’entusiasmo dei circoli, ascoltare chi è deluso, stimolare una nuova partecipazione, coltivare un partito a chilometro zero, radicato e genuino, innovare le forme del fare e vivere la politica. Cambiare il Pd anche nell’organizzazione cogliendo al meglio i cambiamenti della società per un partito moderno e innovativo anche negli strumenti per entrare in connessione con il sentimento popolare. Unire reale e virtuale. Fare dei circoli una start up e un coworking di idee e progetti. Valorizzare al meglio i Pd provinciali come laboratorio di confronto, formazione e studio per essere motore di cambiamento. Con tutti coloro che hanno l’ambizione di sentirsi costruttori di comunità, non di carriere. Anzitutto coinvolgendo la voglia di fare e la passione degli attivisti insieme al popolo delle primarie. Con la voglia di mettere in discussione per migliorare il modo in cui “stare nel territorio” e la capacità di andare controcorrente, altroché correnti. Orgogliosi delle cose fatte, ma apriamo anche qui nelle Marche una fase nuova all’insegna dell’innovazione, del dialogo e della concretezza.

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