Dibattito chiuso, il Pd dirà a Mattarella: noi all’opposizione

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Martina riunisce la segreteria in modalità “old style” e fissa definitivamente la linea: no a intese con M5s

Opposizione. La segreteria del Pd stamane ha confermato la posizione assunta dalla Direzione: nessuna intesa di governo con partiti che sono manifestamente lontanissimi sul piano politico e programmatico. Lo ha detto al termine della riunione Ettore Rosato, sottolineando che “fare opposizione non significa fare Aventino”.

Martina “old style”

Maurizio Martina ha dunque “rispolverato” un organismo – la segreteria – che finora non si era praticamente mai riunito. Un segnale che il segretario-reggente intende praticare quella “collegialità” promessa e forse ripristinare una modalità old style, con il gruppo dirigente ristretto che decide “la linea”: un metodo di lavoro distante dal decisionismo di Renzi ma non in contraddizione con l’istanza da Martina fatta balenare di una nuova pratica di democrazia diretta (i referendum fra gli iscritti).

Il numero uno stringe dunque i bulloni del partito, ascolta i dirigenti di tutte le componenti, gira per mezzo Paese (ieri a Napoli) per discutere le ragioni della sconfitta del 4 marzo. Deve governare un Pd tramortito e ancora molto nervoso, gestire la fase della crisi di governo e andare alla Assemblea nazionale che dovrebbe tenersi il 21-22 aprile, un’Assemblea delicata da cui quasi sicuramente uscirà il nome del segretario, carica per la quale lo stesso Martina è in prima fila.

Tutti contro l’intesa con Di Maio

Sulla scelta dell’opposizione ha probabilmente ragione Matteo Orfini quando rileva che sulla scelta di dire no ad alleanze di governo con M5s non c’è bisogno di un referendum. Malgrado interrogativi e riflessioni, come quelle di Walter Veltroni (che alludono alla necessità di un eventuale dialogo ma non contraddicono la scelta dell’opposizione), nel Pd, tranne Michele Emiliano, nessuno propone una linea diversa da quella confermata oggi. E alla base, a sentire le assemblee o a guardare i social, non tira proprio aria di accordo con Di Maio e men che meno con Salvini. Conclude Lorenzo Guerini: “Parlare di un referendum su un tema che ancora non esiste, un eventuale appoggio al M5s, mi sembra una fuga in avanti che non mi pare particolarmente utile. Abbiamo avuto una Direzione che ha approvato quasi all’unanimità una posizione che sostiene che il nostro ruolo sia quello di stare all’opposizione. È la posizione del partito anche in relazione al sentire della propria base”.

Stando così le cose, fra due settimane, quando sarà il suo turno al Colle per le consultazionj, la delegazione dem dirà al Presidente della Repubblica che la scelta, in conformità al risultato del 4 marzo e per le ragioni politiche già ricordate, è quella dell’opposizione. Un’opposizione fattiva, come si conviene a un partito che ben conosce il ruolo centrale del Parlamento e che punta in ogni caso a contribuire ad una buona legislazione.

D’altra parte, non è che dal M5s stiano giungendo chissà quali aperture. A quanto sembra, grillini e destra intendono spartirsi le presidenze delle Camere con tanti saluti alla rappresentatività e alle “figure di garanzia”. Il Pd vedrà quali saranno le proposte. Senza particolare entusiasmo, sembra di capire.

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