Segretario-premier, una tempesta in un bicchiere d’acqua

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Rinviata a dopo il Congresso la modifica allo statuto del Partito Democratico che abrogherebbe la figura di segretario-premier

La polemica sulla regola della figura del segretario-premier rischia fortemente di essere una non-polemica. Nel senso che l’eventuale modifica di questa norma sarà decisa al Congresso e non prima, una volta considerato che non esiste una convergenza di tutte le anime del Pd per definire una nuova noma.

Infatti la Commissione statuto presieduta da Gianni Dal Moro riunitasi oggi al Nazareno  ha deciso all’unanimità che nessuna proposta di modifica allo statuto del Partito Democratico sarà portata in Assemblea e che le proposte di modifica elaborate saranno invece sottoposte alle mozioni congressuali e ai candidati, oltre che agli organismi territoriali, che le potranno valutare ed elaborare.

Da tempo si discute di scindere le figure di segretario e candidato premier. Oggi alcune ricostruzioni degli organi di stampa avevano paventato la possibilità che la Commissione statuto avrebbe proposto oggi la modifica per sottoporla poi alla Assemblea nazionale del 17 novembre. Inoltre ci sarebbe stata in campo la proposta di modificare l’Assemblea dei Mille facendola diventare più leggera con 500-700 componenti e la Direzione da 120 a una sessantina di membri. Modifiche che saranno affrontate durante il prossimo Congresso.

Tutte queste sono modifiche di cui si parla da tempo e che continuano a far discutere all’interno del partito. La questione è rilevantissima e le ricette molteplici. Una parte ritiene che senza la coincidenza delle due figure il Pd perderebbe la sua anima di partito a vocazione maggioritaria, un partito fatto per unire le anime del centrosinistra e governare autonomamente. Un’altra scuola di pensiero è quella per cui se il segretario è anche il presidente del Consiglio non può dedicarsi fino in fondo al partito con tutto quello che ne consegue. Poi c’è chi sostiene che con l’attuale legge elettorale proporzionale la figura di segretario-candidato sia già superata nei fatti e che quindi sia del tutto inutile specificarla.

Nelle tre elezioni da quando è nato il Pd solo nel 2008 la figura è coincisa. Nel 2013 infatti vi furono le primarie di coalizione con tre candidati del Pd e due dei partiti alleati, mentre nel 2018 vista la legge elettorale il candidato premier non è stato indicato.

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